Intervista a Elena Piastra, giovane assessore all’innovazione della Città di Settimo Torinese

La politica è un’arte e come tale è giusto affrontarla. Ci sono confini sfocati, tecniche da utilizzare e spesso chiaro-scuri a noi incomprensibili.

L’attuale situazione politica italiana deriva sia dalla storia del nostro paese, sia dall’attualità che abbiamo imparato a conoscere e che spesso ha superato la nostra immaginazione. Nel bel mezzo di una crisi economica, ma che di valori e principi, il nostro paese sta cercando la strada giusta. In 150 anni di storia il nostro paese ha superato guerre e tensioni di ogni genere, perdendo sempre un po’ di sé o, semplicemente, non crescendo mai davvero, così tra intrighi, giochi sporchi e inquietanti connubi tra politica ed economia siamo giunti ai giorni nostri e questa crisi. Proprio in questo momento è importante capire cosa sta accadendo, quali sono le idee della politica per creare un’Italia nuova, con una coscienza. Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di porre alcune domande a un giovane politico italiano con idee e voglia di fare: Elena Piastra, assessore all’innovazione della città di Settimo Torinese, una realtà con origini antiche, prima città delle penne, poi dell’industria e che ora apre il suo universo alla cultura, anche grazie alla nuova biblioteca multimediale. Il suo curriculum lascia trasparire l’attitudine al lavoro e all’impegno: da barista a professoressa di scuola superiore e ora concreta speranza di una nuova politica.

1. Quali sono le idee vincenti per trasformare la politica vecchia e stanca che ha portato il nostro paese a questa crisi di idee e valori?

Non so quali idee possano essere vincenti, ma intanto credo che occorra avere idee.

Nel senso che occorre pensare a un modo nuovo per risolvere un problema vecchio, occorre fare ipotesi, creare relazioni tra la situazione reale e tra ciò che si potrebbe fare, alle volte anche con ciò che già si fa, magari in altri Paesi che non siano il nostro. Intendo dire che alle volte ho la sensazione che la politica italiana (intendo quella dei vertici) sia rappresentata da una massa informe di persone, riunite nello stesso luogo, prive di idee, di voglia di pensare, di proporre prospettive nuove.

2. Come interpreti gli effetti di questa crisi sul nostro paese e sul resto del mondo?

Gli effetti sono ancora poco interpretabili.

Per adesso siamo nella fase in cui il sistema economico esistente continua a riprodursi (ad esempio molte aziende continuano a delocalizzare). Non so dirti se la crisi contemporanea sia capace di creare una frattura tale da far cambiare rotta.

Io spero che in primis si riesca a favorire un sistema di flessibilità lavorativa più sicura che, anche in una realtà di lavoro completamente cambiata, riesca a garantire una vita accettabile.

Certo non intendo dire che occorra rinunciare a diritti acquisiti nel passato, ma temo che la politica, e il sindacato, troppo spesso si arrocchi nella tutela di diritti esistenti che rischiano di diventare privilegi se non si riesce a garantire anche le nuove tipologie contrattuali (mi riferisco in modo particolare alle tante discussioni sull’art. 18).

3. Ritieni siano più valide le idee di Veltroni o di Renzi? A chi dei due ti ritieni più vicina?

Non mi sento vicina a nessuno dei due.

Ma, come nel migliore spirito pluralista del mio partito, temo alcuni aspetti dell’uno e dell’altro.

Intanto di Renzi mi preoccupa il culto del singolo, questa politica figlia del “berlusconismo” che crede che le idee e il partito che le rappresenta siano un’appendice del leader. Io credo ancora che le persone abbiano bisogno di riconoscersi nelle idee ancora prima che nella persona, credo che l’appartenere a uno schieramento serva per ricordare anche a se stessi gli obiettivi, credo inoltre che si tratti di un partito reale, fatto di tante storie che non è sempre facile far convivere (non penso cioè che in Italia sia realizzabile quel modello bipolare tanto caro a Veltroni).

Credo inoltre che, e in questo ha davvero ragione Renzi, non si possa più usare un vecchio modo di far politica, quella chiusa in se stessa che decide di sé e delle poltrone, ma che occorre usare i nuovi media, che sia utile farsi intervistare mentre si cammina per Firenze e si salutano i propri cittadini, che sia persino importante fare i convegni in stazione.

Credo però che la politica sia anche onestà, anche con se stessi, oltre che con gli elettori e che parlare di “rottamare il vecchio”, quando il mio essere in politica è frutto di quel sistema sia poco corretto; inoltre, far politica vuol dire anche imparare il sistema, l’organizzazione, le regole, e per far questo occorre qualcuno che mostri il metodo (metodo modificabile certo, ma intanto devi impararlo).

Dire che il vecchio fa schifo e va distrutto è accettare anche quella visione della politica marcia che tanto va per la maggiore: bisogna tutelare, difendere ciò che di buono la politica, le politiche (intendendo i vari livelli, dal locale al nazionale) hanno fatto.

La demagogia mi ha sempre fatto paura.

4. Innovazione: Come la cultura può e deve aiutare il processo di innovazione in un paese che spende poco e male in istruzione?

La cultura è la parte fondamentale di uno stato (intendo con cultura non l’intelligenza isolata dal resto del sistema, ma le varie forme del far cultura, dalla cultura del lavoro a quella della sicurezza, a quella dell’ integrazione, a quella dell’utilizzo delle risorse…).

Il fatto che da anni si investa così poco nella scuola è, secondo me, la prima causa della grande difficoltà che il nostro Paese affronta.

La scuola è il luogo dove vengono veicolate le vere informazioni sulla società in cui vivi. Noi abbiamo un sistema scolastico che non riesce a garantire alcun diritto: classi troppo numerose, allievi stranieri che non riescono ad avere percorsi preferenziali, alcune difficoltà non gestite (mi riferisco al tema della dislessia e disgrafia in modo particolare e alle varie disabilità in generale). È una scuola che si affida totalmente alla volontà e alla capacità (peraltro non valutata nel corso del tempo) dell’insegnante. Un’università che quest’anno ha visto tagliare in modo clamoroso in diritto allo studio, che chiede una fideiussione bancaria ai figli degli immigrati.

5. Secondo te la diffusione della tecnologia ha in qualche modo diminuito le capacità di apprendimento dei giovani?

Affatto. Questa è una vecchia storia. Da quando si sosteneva che la scrittura avrebbe deteriorato la capacità di ricordare e memorizzare, al passaggio su altri metodi di scrittura (dalla macchina da scrivere, al computer), si è sempre tentati dal pensare che la nostra capacità cognitiva venga limitata dallo sviluppo tecnologico.

Io credo invece che stia cambiando profondamente il modo di pensare, credo che i giovani siano più abituati di me a cogliere l’essenziale di un discorso e l’intero processo cognitivo stia subendo dei cambiamenti importanti. Molti di questi cambiamenti non sono ancora prevedibili: sicuramente occorrerà a breve adattare e modificare i sistemi di spiegazione in classe, perché stanno cambiando i metodi di apprendimento.

Immagina cosa vuol dire scrivere un testo oggi: si taglia, si copia, si elimina, quasi nulla del processo di costruzione rimane sul foglio, si perde quella che era la ricorsività, la possibilità di tornare indietro tipica dello scritto, di ricontrollare. La scrittura su computer è a metà tra le caratteristiche dell’orale e quelle dello scritto che ci insegnavano a scuola.

Non parlerei quindi mai di impoverimento, ma di radicale cambiamento.

6. La semplificazione della comunicazione, grazie ai meccanismi multimediali (Face book, Youtube) mette a rischio lo sviluppo dei ragazzi? Secondo te, ne comprendono i rischi?

Anche in questo caso, non sono d’accordo con chi sostiene che la lingua si stia impoverendo.

La lingua sta cambiando: sta introducendo strutture nuove e ne sta perdendo altre, come d’altronde fa da sempre…

La velocità della scrittura sui social media la rende molto vicina all’orale, dove le regole della grammatica e le scelte lessicali sono molto meno ferree. Questo spiega, secondo me, la semplificazione lessicale. Il bisogno di scrivere velocemente spiega anche le frequentissime abbreviazioni (xkè, +, ;-)…). Una sorta di lingua dattilografata…

Se si vuole, il problema è che spesso i ragazzi sono così abituati a scrivere in quel modo che alle volte dimenticano di essere in classe e continuano ad usare la medesima lingua degli sms…ma in tal caso verranno corretti, esattamente come quando fanno un errore ortografico (d’altronde quante volte a noi, vecchia generazione, hanno detto: stai scrivendo, non parlando…questa frase non si scrive così).

7. Politica-Media: Quanto è importante la rete e come può condizionare la politica?

La rete, per UN politico, è fondamentale, almeno nella fase di “propaganda politica”. È un megafono formidabile: un tweet può raggiungere un numero impressionante di persone (non credo esista un politico senza profilo facebook, molti organizzano blog).

Ma il rapporto tra la rete e la politica è un tema molto importante, con il quale sarà doveroso confrontarsi a breve: sta cambiando il concetto di partecipazione democratica.

Oggi la rete è usata soprattutto per amplificare, per portare le opinioni a più persone e in tal senso è usata dai cittadini soprattutto per fare segnalazioni, per criticare il sistema.

Secondo me è sintomatico, perché è l’esito di un’idea di politica che non risponde alle richieste, immobile, da pungolare.

Tuttavia, questo è ancora un vecchio sistema di partecipazione, attraverso mezzi moderni: è credere che scrivere sull’indirizzo fb del comune sia partecipare alla vita politica, credere che criticare o sostenere con una tag faccia la differenza: questa visione è vecchia e mi preoccupa.

Partecipazione democratica non è dire la propria. È partecipare laddove le cose si cambiano, nei centri del potere. Altrimenti rischiamo di passare il nostro tempo a scrivere commenti senza capire che le scelte reali si fanno altrove. Significa arrivare a presentarsi come soluzione alternativa perché nuova (apparentemente nuova, perché usa mezzi nuovi) come è successo al partito pirata tedesco, per poi non sapere cosa significhi amministrare davvero e non avere proposte realizzabili.

Io credo in un sistema diverso: certo non tutti sono tenuti a provare a far politica in modo diretto, ma credo in un sistema in cui il cittadino non propone solo il problema alla classe politica, ma è parte vera della comunità e offre anche la soluzione possibile: offrire soluzioni significa tentare di comprendere la macchina amministrativa e capirla al punto di saper elaborare soluzioni reali. Nelle soluzioni proposte dal cittadino, si intravede il valore della classe politica (nella capacità di confronto, di apertura).

 

Ringrazio l’assessore Elena Piastra per averci concesso questa intervista.

Intervista a Valentina Amandolese

Abbiamo pubblicato la recensione del disco “Nella stanza degli specchi”dell’artista Valentina Amandolese, che ci ha concesso una breve intervista per la rubrica “Interchattazioni”.

Le tue canzoni sono indubbiamente particolari, a volte criptiche e celate da ipnonico abbandono..ma chi è davvero Valentina?

Parlando con Paola Palma qualche anno fa, ricordo che definì la mia scrittura ermetica. Scrivo per immagini, non narro storie in genere, o anche quando lo faccio sono sempre filtrate dalle percezioni che esse creano, in me se ne sono la protagonista, o immaginando quelle dei personaggi se non sono la diretta interessata. Ne deriva un susseguirsi  di sensazioni, preferisco di gran lunga che le mie canzoni siano tavolozze di colori, caleidoscopi di riflessi, piuttosto che storie narrate per filo e per segno, dove tutto è già determinato: ad ogni esecuzione si potranno caricare di atmosfere mai identiche a se stesse, lasciando anche l’ascoltatore libero di interpretare ciò che ascolta.

Valentina è una giovane donna che si muove nel mondo ponendosi sempre nuovi orizzonti, nella vita cosi come nel suo percorso musicale. Si lascia attraversare dalle situazioni che vive e dalle persone che incontra cogliendo ciò che di bello c’è e sottolineando a gran voce quello che non le piace: tanta volontà e perchè no? una bella testa dura…che fin qui le hanno permesso di superare ogni difficoltà.

Traspaiono numerose influenze nei tuoi pezzi, a quale di questi ti senti più legata?

Sono genovese, cantautrice,,, ma i miei riferimenti musicali non sono quelli legati alla tradizione cantautorale della mia città. Ho sempre ascoltato tantissima musica, anche andando a cercare tra i nomi meno noti, muovendomi tra molti generi diversi, o per meglio dire, tra le mille sfaccettature del rock. Prediligo le contaminazioni: le atmosfere acustiche e quelle elettroniche che si fondono con il blues, con la forza del rock. Se devo fare dei nomi (solo alcuni) posso citarti da Pj Harvey ai Radiohead, dai Low a Janis Joplin, da Yann Tiersen ai The Kills….e potrei andare avanti per ore 🙂

Lo specchio è una metafora dei mondi che hai dentro di te e in questo disco sembri quasi cercare te stessa. Qual è la tua storia? E’ una domanda generica forse, ma sono convinto che la tua risposta sarà in grado di circoscriverla a ciò che percepisco dalle tue canzoni.

La stanza degli specchi, quella che da il nome al mio album, è uno spazio che si fa contenitore di mille sfaccettature, di un gioco di riflessi che descrivono me stessa. Ho usato quest’immagine perchè ogni cosa è ciò che ognuno di noi percepisce e volevo mettere anche me stessa in questo gioco percettivo. Volevo dare una descrizione di me e lasciare, al contempo, la possibilità a chi mi ascolta di cogliere in me l’aspetto che maggiormente lo colpisce.

Mi definisco una persona eclettica, amante dell’arte in tutte le sue forme, che ha scelto la musica come quella più congeniale per esprimersi, il mio canale comunicativo per eccellenza.

Ho iniziato molti anni fa armata solo della mia chitarra, cominciando a scrivere e a suonare in giro i miei brani, per poi suonare in diverse formazioni e sperimentare diverse sonorità. Oggi mi ritrovo sul palco con una chitarra acustica modificata, synth, looper e voce, accompagnata al basso da Daniele Grasso (che è anche produttore artistico del mio progetto) e Giusi Jp Passalacqua alla batteria e kaospad: credo proprio di aver trovato lo specchio che riflette l’immagine di me che preferisco…almeno per adesso 😀

Le tue radici sono ancora nei luoghi in cui sei nata o sono cambiate come sei cambiata tu?

Come ti dicevo prima io sono genovese e tutt’ora vivo a Genova, ma mi sono spostata a Catania per registrare questo  disco. La situazione musicale della mia città mi stava un po’ stretta, già da diverso tempo io mi muovevo in territori più “alternativi” soprattutto per una città in cui la tradizione cantautorale è così forte. Conoscere Daniele Grasso, che ha lavorato su tanti dischi che ho “consumato” come quelli di Cesare Basile, o John Parish, ma anche “Ballate per piccole iene”, il mio preferito degli Afterhours, e avere la possibilità di dar forma alla mia musica nel suo The Cave studio (a Catania) ha contribuito fortemente a delineare la mia sonorità, a coronare un sogno che inseguivo, che era quello di sposare cantautorato e sonorità ruvide, screziate di atmosfere acustiche e colori elettronici.

Valentina, ti ringrazio molto per la gentile collaborazione.

Recensione “Morula” de I Fasti

Vorremmo mai trasformare l’asfalto in un bosco incantato.Laddove,trasportava bacche Cappuccetto Rosso alla nonna rintontita ed ammalata.Aveva,di là a poco ingoiato pillole da un bicchiere d’acqua trasparente.E si era fatta,di quella stanza la gabbia che l’orso ha dentro quando freme anche quando è libero.Come gatti,che sbarrano le finestre.Lontani assai da farfalle colorate,fuori dall’esistenza carceraria.Si costruiscono notti artificiali,ché mai hanno veduto il sole.Qui,Morula.L’embrione disconosciuto partorito da I Fasti.Cresciuto al grembo dell’oblìo.Fermo,immobile e fermo.A lungo,come un cagnolino di gesso.Statuetta,del presepe.E’ la fabbrica dell’artigiano.Contiene,il paese delle meraviglie.Tre i testi che ingoia.Immagini e racconti,del calzolaio scrittore e musicista.Poesia,che vomita la verità.Sciatta,sonnolenza del vivente.Non è molle,graffia e non teme il frastuono.Frastuono,sii il benvenuto assieme al rischio.Poiché io,continuerò a seguire il palloncino della libertà.Cambiamento,lungi assai dal sentirmi una tesserina.Lì,stomachevole il macchinario che appiattisce le mie viscere.Esse si,hanno voglia di cantare.Umile,quel marchio puzzolente di denaro.Mosso,dalle banche.Mi manovra e fa della vita che mi appartiene un presepe muto e silenzioso.Ho l’etichetta del bovino.Chiuso goffo al recinto,e giallo é il mio marchio.Morula,che sei l’embrione concepito all’improvviso.Non sei forma,ancora mai.Sei creatura,plasmata dal midollo osseo di un assuefatto che vide il giardino profumato.Ama,aiuta e prosperamente vivi a questo cesso di pianeta.Poiché non esiste cambiamento al mondo se dapprima non lo vivi con quelli che conservi tra le tue membra.Amici,parenti,l’altro da te stesso.Il giovane Werther che lancia i suoi dolori al fango molle dell’esistenza,sei Morula.Cadono,piogge.Come sono i dannati,quei golosi all’inferno.Ciacco,torturato assai da una pioggia infernale.Non v’é giammai,quel vento a cui si voglia asiugare i capelli.Ché continueremo a sfiorarli.Ché continueremo a farne pennelli,carezzanti il viso.Ridere,in crepapelle.E’ ciò che rimane al puro di cuore.Il buono,il formichiere che rinnova la vita.La tesse,come Penelope attendendo Ulisse.Cuce e ricuce,nelle carni.Oltre le carni.Alla norma,vuoi sentirti essere umano.Ovunque,in ovunque la catarsi e poi via.Sei,l’indifferenza acquietata dalla paura.Che poi sai,paura di cosa?Dovresti,cotruir la storia e dar forma all’aria in cui sei sagoma.Come le formiche,che non a caso costruiranno nuovi mondi sottoterra.A dimostrarci,d’aver fottuto la specie umana passiva e con la tosse.Lamenti di dannati,saranno sostituiti dal riso innanzi ai tristi rappresentanti del nulla.Silenzio.E’ censura,come fosse una zip che dovremmo squarciare e gettar via.Lampadine di luce bianca,immaginando il subbuglio di quei tormenti.E tu embrione contorto e malformato.E tu,Morula.Come fai a non perdere la vita?Un pezzo di notte diede respiro al nuovissimo disco de I Fasti,un arco che porta l’invisibile al suicidio.Che non tramonti l’autorganizzazione dell’individuo,che ogni giorno muore.Si alzi e si avegli dalla morte.Volia in aria come elio,che comprime la voce.Che non ceda il rinnovo del sociale.Che sia inarrestabile il processo tramite cui,come tozzo di pane infinito,sia masticata la vita.Modellata come argilla,surgelata e servita ai nostri piatti.

Recensione “Nella stanza degli specchi” di Valentina Amandolese

Le sue canzoni sono rock e melodica poesia ammaliante che come unghie taglienti lasciano il segno. Valentina aggredisce con la sua voce roca, dura e accattivante che vola su una musicalità suadente densa di sapori. C’è una miscela strana in questi pezzi, che viaggiano tra la tradizione e l’innovazione, tra giorno e notte più scura. Come due identità che si uniscono in una sola realtà Valentina riesce a raggiungere un equilibrio che le consente di far ascoltare delle canzoni originali e intriganti. “Cosmico blu” è un pezzo ritmato e graffiante, ottimamente suonato. “Stringi i denti Valentina” si rivela invece una canzone che parla all’autrice come da un luogo distante, misterioso, in bilico tra identità e dimensioni diverse. Molto bello il finale quasi mistico. In “Imago” Valentina quasi balla tra le parole e la musica, come nutrita da una leggera insolenza, che rende la canzone avvolgente, in una metrica particolare e intrecci di parole ben studiati, così come accade in “Osmosi”. La cover di Jimi Hendrix “Bold as love” ha un sapore internazionale, non solo per la lingua, ma per il suono delle chitarre e dell’atmosfera che con la voce di Valentina riescono a creare. Partire, cambiare, tornare alla vera anima è ciò che si percepisce ascoltando “Nessun biglietto per il mare”. Come lo specchio che tradisce difetti, come l’immagine sfocata disegna l’essenza della sua verità in “In terza persona” l’autrice scruta luoghi sconosciuti o forse conosciuti troppo bene per poterli capire davvero. “Lo stesso viaggio” è criptica e ipnotica, un canzone che fa riflettere e soffermarsi sui più piccoli dettagli. “Nella stanza degli specchi” è indubbiamente un album interessante, ricco di sfumature e lati da scoprire. Si percepisce personalità, forza e determinazione. Carisma. E’ un album che merita di essere ascoltato con pazienza, che ha bisogno di arrivare in fondo. Un bel disco.

Al centro Ippico Montenuovo la Tombolata Scostumata con la Compagnia Vulcano Metropolitano di Pasquale della Monaco

pasquale della monacoTra allegria e tradizione, mercoledì 28 dicembre al Centro Ippico Montenuovo di Arco Felice andrà in scena una Tombolata Scostumata, per un simpatico momento di aggregazione e spettacolo.
Dalle ore 22.00 soci e ospiti potranno godere della allegra atmosfera che la Club House dell’elegante centro saprà loro offrire: una tombola scostumata, nel pieno rispetto di una delle più forti tradizioni napoletane.

Estratti dal “panariello”, tipico cestino in vimini necessario per lo svolgimento del gioco, dai novanta numeri nasceranno storie, si intrecceranno personaggi e ci si divertirà tra il detto-non detto e simpatiche provocazioni tipiche delle tombolate popolari.
Ad “officiare” la tombolata sarà la “Compagnia Vulcano Metropolitano di Pasquale della Monaco”, il quale è stato già protagonista della serata finale del Torneo di Natale, combinata burraco-salto ad ostacoli svoltasi ad inizio dicembre proprio al Centro Ippico Montenuovo (IV traversa Licola Patria Montenuovo 9/a, Arco Felice, Pozzuoli -NA).
Per rendere ancora più allegro l’evento alle donne è consigliata la minigonna.
L’accompagnamento musicale della serata sarà invece affidato al maestro Massimo Caserta.

Il costo, per soci ed ospiti, è di 15 euro, con consumazione inclusa: per info e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri 0818041163 o 3271606522.
Per conoscere le attività del Centro Ippico Montenuovo è consigliabile un tour su www.centroippicomontenuovo.com.

BROKEN CORDS: esce il singolo 34KM a NORD

Esce il singolo 34KM A NORD tratto dal nuovo album TU LO SAI?
promosso con il sostegno di Puglia Sounds

TU LO SAI?” è il titolo del nuovo album dei Broken cords, band barese, alla seconda uscita con etichetta Friends of music. Un titolo emblematico per un album che non vuole dare risposte e neanche creare interrogativi , ma solo ripercorrere, attraverso i brani, la ricerca di sensazioni perdute che solo la curiosità e la voglia di porsi nuove domande possono far riaffiorare. Il sound di questo album è diretto e deciso, più crudo e incisivo. È ispirato a sonorità più cupe e dal sapore internazionale. Tutto ciò non dimenticando la cura del particolare e di testi ricercati ma con una spiccata volontà di essere facilmente comunicativi.

34Km a nord tratta la difficoltà di ritornare in un luogo che ti ha regalato emozioni positive e

negative che continuano a perseguitarti per sfociare nella forte voglia di deviare la propria strada altrove. Tutto raccontato da un video, a tratti ironico e a tratti inquietante, che enfatizza questa fuga.

Le riprese dell’album sono state effettuate presso gli studi di Friends of music di Carasco (Ge) e presso lo Zerodieci Studio di Genova, prodotto da Giovanni Cirigliano.

I Broken Cords nascono nel 2006, dove si fanno già notare con il demo “Fairy Sound”, composto da 3 brani indie rock in Inglese. Successivamente scoprono la scrittura in italiano con il brano/video “ Le Maschere che porto” che condurrà i Broken Cords alla vincita di molti festival e ad una stagione live intensissima. La band infatti, ha condiviso il palco con Amor Fou, Almamegretta, Alex Britti, Andy (Bluvertigo) e molti altri. Attraverso la loro musica i Broken Cords esprimono le loro riflessioni e sensazioni sul mondo, raccontano gli incontri e le relazioni vissute, esprimono la propria reazione alle difficoltà del loro tempo, tirando fuori la propria rabbia ed il proprio tentativo di ricerca di un cielo più nitido e di sensazioni più intense.

A Febbraio 2011 la band presenta un omonimo EP di 6 pezzi con il singolo/video “Febbraio”. Il brano rappresenta l’incessante contrapposizione tra la realtà futile che viviamo, mettendo da parte ciò che di bello ci circonda, contrapposta alla realtà, che speriamo un giorno di riuscire ad ottenere, rappresentata dalla soprannaturalità del Dio Nettuno, incredulo di fronte alla falsità e all’ignoranza del mondo “umano” . Il video raggiunge il 6° posto nella classifica Youtube Italia sui canali musica. Con questo EP la band si sposta dal nord al sud con un tour live promozionale che tocca diverse città. A novembre 2011 è prevista l’uscita del 1° Album della band, “Tu lo sai?” , su etichetta Friends of Music. L’album vede la collaborazione attiva di Stefano Cabrera (Afterhours, Cristicchi, Motel Connection) agli archi, di Zibba (noto cantautore, vincitore del premio Bindi 2011) sul brano “L’uomo sotto il cappello” e di Andrea Celeste (nota voce jazz) nei cori di “Vento alla luna”. “Tu Lo Sai?” verrà presentato in anteprima nazionale al MediMex– Mei – Fiera del Levante (Bari).

Questo cd è promosso con il sostegno di Puglia Sounds – P.O. FESR PUGLIA 2007-2013 ASSE IV

BROKE CORDS – Official Site

34 KM A NORD” – Official Video on YouTube

 

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STEFANO PIRO: DA OGGI ONLINE SU YOUTUBE IL VIDEO DEL NUOVO BRANO “HALLEBUIA”

Da oggi è online su YouTube il video di “HALLEBUIA”, il nuovo brano del cantautore milanese STEFANO PIRO. Scaricabile gratuitamente, il brano anticipa l’uscita a gennaio del nuovo disco “FORME DI VITA DEL GENERE UMANO A COLORI”.  Disponibile anche su www.stefanopiro.com

“Che meravigliosa e luminescente invenzione il Natale… l’uomo quando lavora con la fantasia tocca picchi veramente incredibili! – commenta STEFANO PIRO – Che poi rapportato alla grandezza inconcepibile dell’universo (e oltre) l’uomo è veramente minuscolo. Allora forse è meglio sorriderci su e capire la piccolezza delle nostre idee e lavorare tanto perchè il piccolo divenga grande…Se l’universo sta in una noce allora quel che c’è, di oltre, sta benissimo in un pupazzo.”

Il video di “HALLEBUIA”, diretto da Enrico Parenti, è una sorta di micro musical che racconta la storia di un goffo Lucifero geloso della celebrità del suo capo. La storia nasce da un idea di Stefano Piro ed è ispirato al mondo delle marionette. Sabina Lizzi ha realizzato ed ideato le marionette protagoniste con la collaborazione di Massimo Gambaruti e Cristian Piro. La scenografia è a cura di Gilda Esposito mentre della fotografia si è occupato Marco Di Campli. Alla realizzazione del singolo hanno partecipato Eric Cisbani (batteria) e Maurizio Macchioni (chitarra e basso) con la straordinaria partecipazione di Folco Orselli e Gnut nei cori infernali e del tenore Andrea Croci (già nel cast di musical come “La Bella e la Bestia” e “Sweeny Todd”). La produzione artistica è a cura di Maurizio Macchioni. STEFANO PIRO nasce a Milano il 9 Aprile 1976, e si trasferisce con la famiglia in Liguria, dove, a 14 anni, comincia a scrivere brani originali mentre collabora con diverse formazioni tra cui spicca la Red Cat Jazz Band. A 18 anni forma i Lythium dei quali è cantante, autore e arrangiatore. Il gruppo partecipa per cinque edizioni al concorso “Accademia della canzone” piazzandosi sempre nei primi 30 posti fino alla vittoria del 1999 con il brano “Il sole dentro me”. Partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Noel” ottenendo ottimi risultati (Premio della Critica, primo posto nella classifica Radio e Tv private, quarto posto giuria di qualità, settimo in classifica generale). Nel 2001 esce l’album “Amaro” per la Sony Columbia che riscuote grandi consensi della stampa specializzata. La band parte per un tour nei più importanti live club al termine del quale viene scelta come band d’apertura per lo “Stupido Hotel Tour” di Vasco Rossi. Terminate le sei date da supporter, STEFANO PIRO, per costanti divergenze  artistiche, decide di abbandonare il gruppo dedicandosi alla carriera solista. Nel 2003 ritorna a Milano ed insieme ad Alessandro Sicardi, fedele chitarrista e arrangiatore, forma i “Fare Night”, coi quali esegue standard storici dello swing, e i “Re Volver”, che affrontano un repertorio di tanghi dei primi del ‘900. Nel frattempo continua l’attività autorale e i concerti del suo progetto solista fino ad arrivare, nel maggio 2006, all’uscita del suo primo disco “Notturno Rozz” (Delta Dischi/Warner Chappell). Il lavoro viene rappresentato in teatri e locali per tutto il 2007. Nel frattempo STEFANO PIRO scrive, con Gipo Gurrado, la colonna sonora di uno spettacolo teatrale di Labiche (Lacagnotte) per la regia di Claudio Orlandini. Nel 2008 da vita, assieme ad altri cantautori, al progetto Arm On Stage dedicato alla psichedelia bucolica con brani vicini al prog derivati da spontanee e continue “improvvisioni” (improvvisazioni visionarie). Nel 2009 ultima le registrazione di “SUN GLASSES UNDER ALL STARS” (Ragoo Productions/Edel), il primo album degli Arm On Stage e inizia un tour di 40 date in tutta Italia che culmina nel 2010 con la presentazione del progetto a Londra. Nel 2010 sonorizza “Standing Army” un importante film documentario sulle basi americane nel mondo di Enrico Parenti e Thomas Fazi. Sempre nel 2010 crea lo spettacolo teatrale Revolver a La Milonga, un testo drammatico intrecciato con brani originali in italiano e grandi classici argentini interpretato da Angela Quaquarella e Mauro Rossi.


STEFANO PIRO
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“HALLEBUIA”Officia Video

Ufficio Stampa Stefano Piro
Parole & Dintorni – tel. 02 20404727 – (Gaetano Petronio – gaetano@paroleedintorni.it)

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Recensione romanzo “Il rapporto segreto” di Tom Rob Smith

“Il rapporto segreto” di Tom Rob Smith è un romanzo intrigante che fa luce nell’animo più profondo e inconscio dei nostri pensieri, delle nostre idee, il tutto catapultando il protagonista, ancora una volta Leo Demidov (come in Bambino 44), nella realtà svelata del periodo storico che segue la morte di Stalin. Il protagonista avrà poco tempo per salvare sua figlia, Zoja, che ha adottato tempo prima insieme alla sorellina Elena, orfane dei genitori uccisi a causa di un suo arresto. La storia di Leo si intreccia con un nemico che viene dal passato, da una donna che gli chiederà di riportarle il marito Lazar, che lui stesso aveva arrestato. Così Leo affronterà l’inferno nel quale aveva mandato tanti sospettati, arrestati e processati con accusa costruite ad arte, il gulag, mettendolo di fronte ai loro occhi e alla loro sete di vendetta. Il conflitto di un uomo, della sua famiglia e di un intero stato sono tra gli ingredienti migliori di questo romanzo, che non smette di stupire e di attrarre come un magnete di carta e inchiostro. Tra spystory, thriller e romanzo di avventura, Tom Rob Smith si destreggia bene con colpi di scena ben congegnati e scene ad alto livello adrenalinico, senza tralasciare l’aspetto storico, fondamentale nel racconto di un’Unione Sovietica che sta cambiando. Leo deve difendere se stesso, la sua famiglia e quel che resta delle sue speranze di giustizia. Forse quello presentato da Tom Rob Smith è l’eroe perfetto, anzi imperfetto. Quello in cui è facile identificarsi. Un eroe con una storia difficile e un futuro non scritto, con difetti e pregi che a volte nemmeno lui conosce. In fondo Leo è una persona che scopre se stessa, ed è quello che maggiormente cattura nella lettura di questo libro che consiglio caldamente, magari abbinato al capitolo precedente “Bambino 44”.

ROCK! II edizione al Palazzo delle Arti di Napoli

ROCK!

II edizione
mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi
dal 14 gennaio 2012 al 26 febbraio 2012
al PAN – Palazzo delle Arti Napoli (via dei Mille) – INGRESSO GRATUITO

PRESENTA

In collaborazione con METRONAPOLI

MetroROCK!

Christmas Song

MERCOLEDI 21 DICEMBRE 2011 | h 17.30
Stazione Metropolitana di Piazza Vanvitelli

White Christmas è una delle canzoni più famose di sempre, scritta da Irving Berlin uno dei compositori più importanti del ‘900. Del brano sono state eseguite innumerevoli cover, di cui molte in lingua italiana con il titolo Bianco Natale. La versione di Bing Crosby registrata nel 1942 è ancora oggi il secondo disco singolo più venduto della storia con 30 milioni di copie circa, a pari merito con un altro brano natalizio sempre cantato da Crosby qualche anno prima (1935) Silent Night (al primo posto c’è Candle in the wind nella versione del 1997 che Elton John dedicò a Lady Diana). Cifre record di vendite anche per un’altra christmas song, Do They Know It’s Christmas? Scritta da Bob Geldof e Midge Ure con l’obbiettivo di raccogliere fondi per combattere la piaga della fame in Etiopia, interpretata nel1984 da una all star di artisti inglesi e irlandesi, la Band Aid, a oggi la canzone ha venduto circa 11 milioni di copie. John Lennon compose nel 1971 Happy Xmas (War Is Over) per protestare contro la guerra in Vietnam; i bambini del sottofondo facevano parte dell’Harlem Community Choir. “I’m dreaming of a White Christmas, Just like the ones I used to know…”. “It’s Christmas time; there’s no need to be afraid…”, “So this is Christmas and what have you done…”. Irving Berlin, Bing Crosby, Bob Geldof, Gorge Michael, Sting, Bon Vox, Simon Le Bon, Paul Weller, Paul Young, John Lennon… nessuno di loro avrebbe mai immaginato che questi “tormentoni natalizi” sarebbero diventati eterni, colorando i sogni e le giornate di più generazioni. Le canzoni racchiudono piccole grandi storie, anche storie natalizie che verranno svelate – attraverso l’ascolto e il racconto di aneddoti- dalla coppia Carmine Aymone e Michelangelo Iossa, giornalisti, critici musicali, ideatori, organizzatori e direttori culturali della mostra ROCK! Mercoledì 21 dicembre 2011 dalle ore 17,30, i due saranno protagonisti del primo dei tre incontri realizzati in collaborazione con Metronapoli dal titolo “MetroROCK” che si terranno all’interno di alcune stazioni della metropolitana e della funicolare. Una collaborazione tra ROCK! e Metronapoli che celebra un antico connubio tra il mondo del rock, il mito del viaggio e l’arte, si perché non dimentichiamo che le fermate della metropolitana cittadina sono vere e proprie opere d’arte: il rapporto tra rock’n’roll e mezzi di trasporto, è stato immortalato in brani ormai divenuti cult come Rocket 88 (secondo gli storici la prima vera registrazione di rock and roll, scritta dal diciannovenne Ike Turner e registrata per l’etichetta Sun Records nel 1951), Waterloo Sunset dei Kinks (in riferimento alla fermata della metropolitana londinese), Mystery Train (Elvis Presley), Slow train (Deep Purple), Down There by the Train (Johnny Cash ). Il primo appuntamento di mercoledì 21 dicembre è dedicato al Natale e alle sue canzoni: Christmas Song. Gli incontri di MetrROCK, a cura della direzione culturale della mostra ROCK!, sono ad ingresso libero e sono finalizzati alla promozione della mostra stessa, in programma al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli – via dei Mille) dal 14 gennaio 2012 al 26 febbraio 2012.

APPUNTAMENTI MetroROCK

MERCOLEDI 21 DICEMBRE 2011 | h 17.30
Stazione Metropolitana di Piazza Vanvitelli – CHRISTMAS SONG
GIOVEDI 26 GENNAIO 2012 | h 17.30
Stazione Metropolitana di Piscinola – Il ROCK DELLE PERIFERIE
LUNEDI 13 FEBBRAIO 2012 | h 17.30
Stazione Funicolare Parco Margherita – LOVE SONG… ASPETTANDO SAN VALENTINO


ROCK!2 mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi || seconda edizione

Dal 14 gennaio 2012 al 26 febbraio 2012

PAN | Palazzo delle Arti Napoli – Via dei Mille, 60 | Napoli

www.palazzoartinapoli.netINGRESSO GRATUITO

A cura dell’associazione culturale “MFL comunicazione” | Napoli

Coordinamento generale _ Michelangelo Iossa

Direzione culturale _ Carmine Aymone | Michelangelo Iossa

Info su FACEBOOK _ ‘rock!’ mostra/evento

UFFICIO STAMPA – Alessandra Del Prete – cellu: 349.1263282 – mail: aldelprete@gmail.com

SIMONA SALIS: S’ARRIU DE SU CORU in classifica su 105, Montecarlo e 2^a su i.Tunes Jazz

Il singolo della cantautrice sarda Simona Salis
in classifica su 105 e Montecarlo seconda nella categoria Jazz dell’I.Tunes Store.
Un’artista lontana dagli schemi, ma vicina ai gusti di un mondo
sempre più in cerca di novità e cambiamenti.

Un’esplosione di sensazioni nuove, speranza e certezza per tutto ciò che di bello e brutto ci accade nella vita. Questo è il brano S’arriu de su coru della cantautrice sarda, per un futuro sognante, ma allo stesso tempo, pieno di verità, la stessa verità che porta Simona ad esprimersi nella sua lingua madre: il Sardo Campidanese, addolcito in maniera tale da confondersi con le lingue latine.

“D’ogna arriu currit a mari est sa sola beridadi”…ogni fiume arriva al suo mare è la sola verità, un messaggio di speranza e di pace, racchiusi in una canzone che porta con se suoni e colori di tutto il mondo. Musica autentica che viene dal cuore, musica suonata. Un invito a ritrovare la verità’ e la semplicità’ nel vissuto quotidiano.

S’ARRIU DE SU CORU (tratto dal cd “Chistionada de mei”)

La sua storia in quanto cantautrice ebbe inizio in un pomeriggio d’estate, quando con la sua prima chitarra che possedeva da pochi giorni, scrisse la sua prima canzone. Aveva 14 anni. Trascorre gli anni sino al diploma nella sua bella isola, partecipando a progetti musicali diversi tra loro per stile e genere, essendo la sua natura mutevole e molto curiosa. Piu’ tardi si iscrive all’universita’ “lettere con indirizzo storia della musica e dello spettacolo”, quindi si trasferisce a Siena dove impara le basi jazz e poi a Milano. Mette su il suo nuovo repertorio, questa volta in inglese. Fondamentale in quel periodo fu l’incontro con il suo attuale produttore Ivan Ciccarelli che noto’ il suo talento. Dopo un’esperienza a Londra riprende la sua marcia conscia di aver ritrovato se stessa le sue origini. Infatti, i 10 capitoli musicali che compongono il suo album d’esordio “Chistionada de mei” (parla di me), incarnano perfettamente l’esigenza di Simona di trovare le risposte alle sue domande; scritto in lingua sarda, una lingua antica dai colori forti, si presenta facile all’ascolto; fondamentale e’ stato il contributo del suo produtore Ivan Ciccarelli il cui approccio totalmente libero da preconcetti discografici e radiofonici e’ entrato in simbiosi con l’idea che Simona ha della musica. Un disco difficile da etichettare dalle mille influenze, insomma un mix di vissuto e di tanti generi musicali ascoltati. In febbraio partecipa a sanremo rock&trend2005, arrivando tra i primi tre della categoria cantautori. Nel giugno dello stesso anno partecipa al festival di Mantova vincendo il premio logic studios per vivacita’, ricerca linguistica e sonorita’, per il saper trasmettere al pubblico le radici delle tradizioni sarde rivisitandole con verve e presenza scenica. Parte un live che da alcune citta’ europee arrivera’ in Tasmania e Australia. Nel settembre 2006 e’ tra i 5 finalisti del Premio Tenco, categoria: migliore opera prima e vince il premio “scrivendo canzoni” a Sermide nel medesimo anno;Dal 2007 al 2009 scrive e lavora su “Janas e dimonius” titolo del suo nuovo progetto discografico ed editoriale. Il disco prodotto da Ivan Ciccarelli e’ pronto dal 2009 cosi’ come il libro che accompagna e completa il lavoro musicale tutto dedicato alle leggende sarde. Il lieto evento della piccola Lara posticipa l’uscita discografica e del libro nel 2012.

 

Simona Salis – voce e cori
Carmelo Isgrò – contrabbasso
Mark Harris – tastiere
Enrico Guerzoni – violoncello
Ivan Ciccarelli – percussioni, hang, udu

SIMONA SALISOfficial Site

 

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