Il 3 settembre ‘DenZ in da ghetto’, primo festival copyleft a Napoli

denz in da ghettoDenZ in da ghetto‘ è il primo Festival napoletano ad unire 6 band sotto l’insegna del copyleft, presentando a Napoli la rivoluzionaria concezione di distribuzione musicale delle licenze creative commons applicate alla musica.
Il festival, in programma sabato 3 settembre al Centro Polifunzionale di Soccavo, a Napoli, è organizzato dalla
Subcava Sonora, l’etichetta napoletana che durante il suo primo anno di vita ha prodotto tramite questa “seconda via”, alternativa al classico copyright previsto dalla SIAE, i dischi delle band Borderline, Sula Ventrebianco e Nouer.


Con alle spalle la collaborazione con la
POP NET EUROPE di Stoccarda ed il SUM Project di Lecce, la Subcava Sonora ha così risposto all’appello del Comune di Napoli per la rassegna “Napoli Città Viva” organizzata dall’ Assessorato alla cultura e turismo, presentando nel quartiere di origine dell’etichetta, Soccavo, un evento di respiro europeo che tiene il passo alle più importanti innovazioni in tema di diritto d’autore e web 2.0.
Oltre ai concerti sono previste performance di danza, reading teatrali, cabaret, animazione per bambini e dj-set in una cornice artistica ed espositiva aperta e spaziosa creata ad hoc nel piazzale antistante il
Centro Polifunzionale di Via Adriano.

Il programma completo, per una rassegna che durerà dalle 18 alle 2 di notte, prevede live concert di Mary In June (da Roma), Sonatin for a Jazz Funeral, Sharmacore, Emanuele De Franco, A’ MaZZamm(a), Out of Question, performance di danza a cura della “GiuliArt” (scuola di danza di Soccavo), reading teatrale e cabaret di Ivan Luigi Antonio Scherillo (artista anch’egli di stanza a Soccavo), expo di Domenico Dom Barra e animazione per bambini a cura de “Il Cappellaio Matto“.
L’ingresso è a sottoscrizione, per una serata creata da un’associazione del quartiere a beneficio della cultura e dell’aggregazione degli abitanti del quartiere stesso.

La fattoria degli animali

Recentemente ho letto un libro dal titolo ‘La fattoria degli animali’.Si tratta di un romanzo del ventesimo secolo,scritto da un famoso scrittore inglese di nome George Orwell.Il libro ruota attorno ad un tema che a mio avviso ha molto a che vedere con quello che oggi e anche ieri accade ed è accaduto nel mondo.In una fattoria un gruppo di animali si ribella ai maltrattamenti di un padrone che mal li nutre e non si cura di loro.Unendosi tra loro,con il solo scopo di essere liberi,gli animali riescono a cacciare dalla proprietà il padrone insieme alla moglie.Da quel giorno stileranno dei comandamenti secondo i quali tutto ciò che ha due gambe è nemico e tutto ciò che invece ha le ali oppure va su quattro zampe è amico.Nessun animale dovrà far del male ad un altro suo simile.Nessun animale dovrà avere contatti con la specie umana.L’unione e l’accordo tra gli animali viene però bruscamente interrotto dai maiali che stravolgono i comandamenti ed in modo molto subdolo divengono i tiranni della fattoria.Il resto degli animali,in preda all’ignoranza e all’analfabetizzazione,riesce a farsi abbindolare dai maiali e mentre continuano duramente a lavorare la terra,ricevendo pochi viveri,i maiali si insediano nella casa dell’ex padrone,dormendo sui letti e mangiando sui tavoli da cucina pietanze calde ed invitanti.I maiali cominceranno a fare degli accordi con gli uomini,mentre gli animali ritenuti nemici verranno brutalmente uccisi.I comandamenti sono oramai un lontano ricordo e alla fine del romanzo sarà praticamente impossibile distinguere i maiali dagli uomini e viceversa.Una notizia che ho ascoltato ieri al telegiornale mi ha condotto a pensare proprio a quel romanzo.Gheddafi dice ‘Anche se avanzano i ribelli,io rimarrò nel mio bunker e non uscirò da qui’.E’ precisamente questo il ruolo del tiranno : fare la guerra e poi nascondersi.Il maiale Napoleone,il Leader della fattoria,se ne rimaneva in casa comodo e ovattato mentre il suo esercito combatteva per lui.Improvvisamente spariva insieme ai suoi fidati e alla fine della battaglia veniva allo scoperto,tenendo in mano il sanguinoso stendardo della sua ‘vittoria’.La differenza però che intercorre tra gli animali che non riuscivano a ribellarsi,poichè cresciuti in cattività e nell’ignoranza più totale,e i libici che hanno detto NO a Gheddafi,sta proprio nel fatto che ciò che rende un uomo migliore è la sapienza.Rimanere nella propria ignoranza è una ghigliottina che l’essere umano prepara per se stesso.Il libro contiene a mio avviso questo importante elemento e cioé che la libertà ha un caro prezzo e che loro,quei bastardi che non la pagano mai o quasi mai non potranno mai vincere la nostra dignità.Con la speranza che un giorno almeno coloro che verranno dopo di noi,potranno vivere lontani dal rischio di morire per essere liberi e felici.Che non esistano più prigioni come fattorie.Che possiamo volare alti come aironi.

Scacco matto in tre mosse

Una volta lo spettro che meglio intimoriva il popolo e lo spingeva a credere alle peggiori menzogne era “la fine del mondo” ai giorni nostri questo timore non c’è più ed è nata così  la necessità di inventare nuovi strumenti per tenere le redini del mondo. Molto riterranno un pensiero come questo come allarmistico e figlio di una cultura retrograda e poco moderna. Come tutte le provocazioni penso possa stimolare più riflessioni e come tutte le teorie più o meno complottistiche ha delle motivazioni e dei ragionamenti a monte. Ma in questo caso è la storia stessa a venirci in soccorso, poiché è sufficiente dare un raffronto con periodi storici come il medioevo per capire che la tassa, l’imposta venissero giustificate con motivazioni che richiamavano alla giustizia, alla difesa, allo stringersi per superare i momenti di carestia, pestilenza e foraggiare con il lavoro e il sudore del popolo la tanto famigerata ricrescita. La storia ci ha anche insegnato che in genere quel sudore e quel lavoro ad altro non serve se non a rendere più o meno forte il potere. Un Re era considerato più forte quante più terre, uomini alle sue dipendenze, denaro, castelli avesse, mentre ora..ora il meccanismo resta lo stesso. Le guerre tra una città e l’altra ora si trasmutano in un mercato oscuro, nascosto agli occhi e in cui nessuno di arma di spade ma di codici, strategia di investimento e alleanze. Perché il cosiddetto affare non nasce come colpo di fortuna ma viene costruito e per essere tale ha bisogno di un habitat e di una situazione perfetta. Così quello che un tempo venivano chiamato “Vassalli” lavorano in segreto per portare il proprio principe alla guerra definiva che porta quindi denaro, immobili e quindi potere. Il mercato è davvero libero? La cronaca ci dimostra il contrario, il mercato è come una grande grigia in cui gli spazi neri e bianchi si alternano e in cui i giocatori pensano e pianificano le mosse successive. Se questo gioco venisse regolato da un sistema nuovo o semplicemente diverso potrebbe avvenire uno scacco matto in tre mosse? In parole meno sibilline la crisi vera mondiale è davvero possibile? In un meccanismo perverso che ha la sua forza nel debito c’è una corrente nuova che chiede il pareggio dei bilanci e il tutto per scongiurare questa crisi (termine ricorrente in tutte le epoche), in che modo il gioco sta cambiando? Non posso e non saprei fornire risposte a un pensiero che mi pare davvero da complotto globale eppure quel che è così assurdo e non dimostrabile sembra sempre seguire delle regole ben precise e in cui il Re cerca di essere protetto dagli altri pezzi del gioco. Chi sia questo Re è un mistero, forse il Re è il sistema stesso ed è difeso da chi ne fa parte. La storia ci dimostra un’altra cosa e che c’è un giocare che spesso non sa di essere tale: il popolo. Spesso ci si dimentica di riflettere, di pensare e ci si lascia andare alla rassegnazione fino a smettere di gridare e accettare ciò che vediamo senza più lottare. Forse non esiste alcun complotto globale, forse il grande accordo è tra tutti quelli che non si ribellano a un sistema diventato sicuro per molti, anche quando questo gli vieta la libertà. Anche qui molti storceranno il naso eppure solo il figlio del Re diventava Re. E’ una legge semplice e forse semplicistica, banale. Scontata. Ma è pur sempre un dato di fatto, il meccanismo feudale prevedeva delle regole e i passaggi in verticale venivano semplicemente vietati o ostacolati. Rendere il popolo alla fame equivale a renderlo arrabbiato si, ma mansueto con chi può dargli da mangiare, da chi può negargli la scodella di minestra calda e chi ha fame non ha il tempo di pensare, di riflettere, deve solo lavorare per il padrone. La storia è ciclica, continua e spesso sadica. Si diverte a farci capire quanto siamo ingenui e sognatori, spesso stupidi, nell’illuderci che ci sia una soluzione e che votando un padrone o l’altro qualcosa cambia, beh, non è così, in fondo anche questo è un pensiero banale, me ne rendo conto ma è giusto farlo. Il mondo è pieno di Re, alfieri, cavalieri e tutte le partite migliori iniziano sempre con una prima mossa, quasi sempre il primo a doversi muovere, è il pedone.

JAZZ SOTTO LA TORRE: ritorna Kelly Joyce

Al via la XVII Edizione del JAZZ SOTTO LA TORRE.
Protagonista della serata la Triki Trak Band con una special guest d’eccezione: Kelly Joyce

 

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JAZZ SOTTO LA TORRE

PALENA (Chieti), 19 Agosto 2011
Largo San Francesco – ore 21,30

ingresso gratuito

 

TRIKI TRAK BAND
special guest KELLY JOYCE

Anche quest’anno al via JAZZ SOTTO LA TORRE, l’ormai celebre kermesse che riunisce un pubblico sempre più numeroso sotto la suggestiva cornice della piazza di San Francesco nel centro storico di PALENA (Chieti).

Ormai arrivata alla diciassettesima edizione, Jazz sotto la Torre rappresenta per la vallata dell’Aventino una tappa fondamentale per gli amanti del genere, un appuntamento fisso che riunisce nuovi e vecchi jazzisti del panorama abruzzese con un occhio di doveroso riguardo verso la grande qualità artistica.

 

Per la XVII Edizione assoluta protagonista della scena sarà la TRIKI TRAK BAND: in attivo da 2008, dopo varie esperienze arriva alla formazione attuale che vede alla batteria Fausto Negrelli, al piano Jacopo Salieri che svolge anche il ruolo di cantante e front-man della band, alla chitarra Giovanni Bertelli, al contrabbasso Nicola Govoni ed alla tromba Pasquale Paterra. Il gruppo vanta numerose partecipazioni nel circuito jazzistico italiano: Toscana Jazz, Mediterraneo Jazz, Elba Jazz, Atina Jazz, Argo Jazz Festival , festival internazionale del Jazz di La Spezia, Alburni Jazz con Paolo Belli ed annovera collaborazioni con la Magnolia Produzioni per le serate al teatro di Casalpusterlengo ed a Milano per il Ritmo delle Città. Recentemente Rossana Luttazzi, moglie di Lelio, ha commissionato alla band un concerto in omaggio al musicista triestino nell’anniversario della sua recente scomparsa. Da non sottovalutare il rapporto con la famiglia di Renato Carosone che ha permesso alla Triki Trak Band di eseguire le composizioni del Maestro ridandogli la giusta intensità musicale.

Ad arricchire tutto il programma una special guest d’eccezione: KELLY JOYCE.

Parigina di nascita e figlia del compositore King Joe Bale.
Trasferitasi in Emilia-Romagna esordisce sulle scene musicali nel 2000 con il singolo Vivre la vie, che diventa una subito hit radiofonica e apre la strada all’album “Kelly Joyce” che scalerà le classifiche di vendita. Successivamente Kelly Joice partecipa al Festival dei Due Mondi di Spoleto, e affronta un tour fra GiapponeEuropa. Nel giugno 2004 viene pubblicato “Chocolat” di cui la cantante è anche autrice. Da questo secondo album sono estratti i singoli “Little Kaigé”, uscito già nell’estate del 2003, e “C’est l’amour qui vient”.
Nel 2005 collabora con il produttore Fish ed il rapper Esa per il brano “Cos’è che vuoi da me”, e nel 2006 in “Tu mi porti su”. Nel 2007 realizza la cover del brano “Delicate” assieme al gruppo ucraino Four-Kings. Nel giugno 2008 esce il nuovo singolo intitolato “Rendez vous”, che viene scelto come colonna sonora della campagna pubblicitaria televisiva della Wind. Nel giugno 2009 Kelly Joice vanta ancora un successo radiofonico con il singolo “Hallô”.

 

 

 

 

 

 

 

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JAZZ SOTTO LA TORRE

PALENA (Chieti), 19 Agosto 2011
Largo San Francesco – ore 21,30

ingresso gratuito

 

TRIKI TRAK BAND
special guest KELLY JOYCE

 

 

 

contatti
mail. francesco.pulsinelli@gmail.com

TEATRO AVENTINO

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Recensione “Caravansaray” dei The Legendary Kid Combo

Il gruppo “The legendary Kid Combo propongono una musica esplosiva e ballabile. Dinamite allo stato puro e lo si sente sin dal primo pezzo “Mustapha” con il suo ritmo incalzante e trascinante, mentre “Hangman” ha il sapore dell’America dei saloon, della polvere e del fumo. “Sultan’s way” è una canzone urlata quanto energica con un ritmo che è difficile da definire ma che si muove bene tra il rock e il folk. “Fight for your rights” trascina in questo viaggio nella musica più indiavolata e “Signorina” fa quasi venir voglia di salire sui tavoli e ballare ed è quel che capita ascoltando tutti i brani di questo disco. “My medicine” è anch’essa una bomba di musica e sensazioni che lasciano il segno, come un perfetto meccanismo a orologeria si trasforma in una colonna sonora adattissima a un lungo viaggio lungo le strade americane come in quelle della Puglia.”Mentirosa” sembra addirittura aggressiva nel suo incedere. In queste canzoni si sentono profumi, suoni, sensazioni che trasudano vita, sogno, ballo sfrenato e ottima musica. Cosa cercare di più in un disco se non questo? Si tratta di un’opera che vale senz’altro la pena di ascoltare fino all’ultima traccia, canzoni in grado di restare a lungo nella mente sia per l’orecchiabilità che per l’energia che regalano. Tra rock e vita, tra polvere e rabbia, come una sfida alla noia a suon di ritmi instancabili. Ottimo disco.

Recensione “Scaccomatto” di Emanuele Barbati

Il disco che Emanuele Barbati è orecchiabile, ben suonato con ritmiche accattivanti e un sound interessante. “Scaccomatto” fonde una musicalità rock con un suono che richiama il jazz e il blues. “Di nuovo lei” possiede un ritmo colorato e avvolgente, mentre in “Tramonti e speranze” si sente un approccio riflessivo incastrato tra belle chitarre e ottimo sound. “Defaillance” è una ballata ariosa e divertente. “Come sempre” è un pezzo parlato e con un ritmo che incanta e “Giulia” racchiude, come nei pezzi precedenti, interessanti spunti dal punto di vista musicale con un testo tutto sommato semplice e diretto. “Ragazza pazza” è una canzone con un testo leggero e collocato su una struttura musicale particolare. In generale Emanuele Barbati propone pezzi semplici almeno dal punto di vista dei contenuti ma con un sound molto attraente e che si lascia ascoltare. L’effetto è decisamente gradevole e intrigante ma sarebbe altrettanto interessante saggiare l’indubbia bravura dell’artista con testi più complessi e articolati. Speriamo nella completa maturazione di Emanuele e chissà che non possa davvero stupirci con effetti speciali al prossimo disco. Disco interessante ma a nostro avviso  possiamo attenderci ancora molto.