Tornano i Selton con “Anima Leggera”

Ecco il nuovo singolo della band brasiliana più amata dagli italiani

Anima Leggera” VIDEO UFFICIALE on YouTube

Anima Leggera è la traduzione dello spirito estivo. Non racconta una storia, ma tante allo stesso tempo e porta con sé una visione universale dell’amore, che prescinde da un luogo e dal tempo. È una sensazione di libertà, di fiducia nelle persone, di felicità e, soprattutto, di leggerezza. La canzone ci trasporta ai colori del Brasile, al caldo dell’estate. E nel frattempo andiamo al mare. I Selton sono Daniel, Eduardo, Ramiro e Ricardo, quattro amici di Porto Alegre che studiavano nella stessa scuola, si sono trovati per caso a Barcellona e lì hanno deciso di formare una band. Condividendo la passione per la musica e la distanza da casa, sono andati al Parc Guell, si sono seduti su una delle panchine e hanno cominciato a suonare alcuni pezzi dei Beatles per i turisti, in cambio di alcune monete, tanto divertimento e diventando in brevissimo tempo una delle principali attrazioni del parco.

Dopo un anno la storia dei Selton è cambiata: in uno di questi pomeriggi al parco un produttore di MTV Italia, presente a Barcellona per le registrazioni della trasmissione “ItaloSpagnolo” con Fabio Volo, si è interessato al gruppo e dopo averli ospitati più volte nella trasmissione, li ha invitati a Milano per registrare un disco.

Si trattava del loro debutto “Banana A Milanesa”, disco con il quale la critica italiana li ha scoperti nel 2008, sperticandosi in lodi per le fortunate rivisitazioni di “Vengo Anch’io No Tu No”, “la Gallina”, “Canzone Intelligente” e altre, alla cui registrazione gli stessi Enzo Jannacci e Cochi e Renato diedero il loro contributo, quasi a consacrarli come propri cosmopoliti eredi.

Il clamore di quell’album portò la band a fare circa 200 date in tutta Italia, a diventare un fenomeno di culto, a partecipare ai più noti show radiofonici e televisivi delle reti nazionali (RAI, MEDIASET, LA7, MTV) e riempiendo le pagine di riviste e quotidiani.

Ora i nostri si concedono il salto, in lungo. Il secondo e omonimo album dei SELTON, è stato registrato da Tommaso Colliva (Calibro 35, Franz Ferdinand, Muse) e Massimo Martellotta (Stewart Copeland, Calibro35), ed è la logica evoluzione di un gruppo che ha compiuto la metamorfosi ultima, abbracciando infine l’italiano come lingua madre. Uno dei nostri migliori cantautori – Dente – li ha assistiti nell’adattamento dei testi in italiano (concepiti nell’idioma originale portoghese), dando così un impatto superlativo agli incastri vocali che hanno fatto ad oggi la fortuna della band.

Ci sono i colori del sixties sound, la coralità tipica della west coast americana e le ovvie reminiscenze samba e tropicaliste nella musica dei Selton.

E’ una musica affascinante nella sua leggerezza, sofisticata nella scrittura, puntuale nel mettere in circolo le più disparate influenze. E’ un’estate perenne, sottile.

Più di 40 concerti hanno già accompagnato la pubblicazione dell’album, oltre 180 le radio che hanno messo in onda il primo singolo, “Non Lo So”, unanime poi il consenso della critica sulle riviste specializzate e non.

 

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Elezioni amministrative 2011 soffia un nuovo vento.

Forse che la politica è cambiata? Forse che dopo tutti gli scandali, i divorzi e le separazioni la destra italiana non abbia più punti cardinali a cui fare riferimento?

Non lo so. A Milano come Napoli e in altre città si cominciava a sentire il peso di una politica fatta solo per i propri interessi, fatta per una classe ma non per tutta la città.

Guardo le due città che per me sono importanti, Milano e Napoli, perché questo vento di cambiamento non sia solo una leggera brezza che presto si dissipa, ma perché sia una costante.

Napoli è una città complessa e difficile, che solo un napoletano può conoscere, che solo chi vi ha vissuto capisce. Bisogna fare pulizia in casa, le famose pulizie di primavera, togliere lo sporco, togliere il brutto e far emergere una città che merita, che ha tanto da dire e dare.

De Magistris, nato e cresciuto nello stesso quartiere dove vivevo io, conosce questa città, conosce i problemi legati alla viabilità, all’ordine pubblico, alla disoccupazione, al male di vivere da cui è attanagliata.

Per quel che posso sperare, è solo che sia un cambiamento verso la luce, che non si dimostri come in passato un fuoco fatuo.

Per quanto, invece riguarda Milano, la Moratti ha suddiviso una città in classi sociali, non facendo il sindaco ma la regina di un feudo, non mostrando alcun interesse, solo per quello che poteva portare un forte sostegno alla sua politica, che sinceramente trovo inconcludente.

Vedremo Pisapia, sono scettica, mi dà l’idea di una carta pescata da un mazzo e buttata lì a caso, ma ora lo scettro del grande trono di Milano è in mano sua, tra quattro anni ci sarà l’expo 2015, i progetti sono avviati, a detta di tanti i soldi sono finiti, ma bisognerà portare a termine questi progetti, rendere Milano una metropoli, una città sicura e ricca, una città che come sempre ha dato lavoro, che negli ultimi anni si è spenta, arenandosi in uno stato di letargo.

Faccio le mie congratulazioni ad entrambi i nuovi sindaci, entrambi saranno impegnati nel rendere queste città abitabili per i loro cittadini.

Napoli da ricostruire e costruire, Milano da ripulire e rinnovare, di lavoro ce n’è tanto, bisogna farlo non scadendo nelle lusinghe del potere, ma ricordandosi che  si è posti in quella posizione dalla volontà dei cittadini, e tale volontà è un filo, dove è facile essere posti in paradiso, ma altrettanto facile è cadere dal lato sbagliato.

Vedremo, cosa succede, vedremo come sarà il lavoro di questi signori, entrambi destinati a due città simili eppure eternamente differenti.

ZIBBA E RAPHAEL: “DOUBLE TROUBLE” feat BUNNA

Bob Marley e il suo mito da consacrare…ZIBBA e RAPHAEL ancora insieme in un nuovo disco di puro spettacolo live. Oggi insieme al grande BUNNA degli Africa Unite

Il progetto nasce dall’incontro tra il cantante Italo/Nigeriano Raphael e il cantautore Zibba e dalla loro comune passione per la musica di Bob Marley.

Lo spettacolo ripercorre le atmosfere che hanno fatto grande la musica del “king of reggae” attraverso le sue canzoni e parole.

Dal 2010 si aggiunge al consolidato duo la presenza di un altro amante di Marley, ovvero il grande Bunna (Africa Unite).

Uno spettacolo live per tre voci, chitarra e loop (le musiche sono registrate al momento dal vivo) che appassiona e stupisce, ma che fa anche ballare e… pensare.

 

Il disco, uscito il 21 maggio e acquistabile online sul sito zibba.it, è un omaggio a Bob Marley in stile “Double Trouble”, ovvero registrato in un giorno e con il solo ausilio delle basi registrate con i loop e la chitarra.

Nove brani di Marley (tra cui No Woman no Cry, Get up Stand Up, Redemption Song ecc.) ed un inedito scritto dal trio dal titolo “Double Trouble” che racconta

del duplice problema che l’umanità affronta: ovvero quello di trovarsi in un mondo che non è come dovrebbe, al quale si aggiunge quello di accettare spesso troppo passivamente questa condizione.

Un concetto sopra la politica, sopra le parti. Un modo di dire che in fondo basterebbe rendersi conto che ci siamo, e che possiamo fare molto indipendentemente da come la pensiamo.

Il trio si fa così portavoce di un messaggio, come ha sempre fatto Marley, nella speranza che la musica possa accendere un piccolo lume nel cuore di qualcuno.

Al disco prendono parte alcuni ospiti in qualità di musicisti, come Stefano Riggi al Sax, Daniele Franchi alla chitarra e Stefano Ronchi alla chitarra acustica.

Registrato presso la “Prestige Recording Room” di Genova e prodotto in collaborazione con una neonata etichetta inglese, è stato presentato il 21 maggio all’Hiroshima di Torino.

 

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GUIGNOL feat. CESARE BASILE: il nuovo singolo

Estratto da UNA RISATA CI SEPPELLIRA’ un po’ di acidità blues nel panorama italiano dell’indie

 

12 teppistelli in erba, ragazzetti di vita, stretti insieme come un pugno da una sorta di codice cameratesco, impenitenti e refrattari ad ogni falso pietismo oltre che avversi ad ogni forma di autorità. Tra Jean Jenet e Pasolini, attraverso l’affermazione di De Andre’ per cui si dovrebbe temere non tanto l’uomo solitario, vittima di se stesso, quanto quello “organizzato” all’interno di un sistema.

 

Il terzo album dei Guignol imbraccia “le armi” della satira e della parodia, dentro e contro il conformismo comune, la propaganda da regime, il populismo becero da videocrazia.  10 episodi narranti solitari lampi di vitalità, velleitari e isolati atti d’amore, flebili e remoti ricordi di ingenuita’ e genuinita’ perdute o svendute al cinismo, tragicomici, goffi tentativi di riscatto.  Una risata grassa e amara su una disfatta umana e culturale, un arrivederci (forse) in un futuro migliore o perlomeno diverso.  Musicalmente il disco piu’ rock’n roll, il piu’ sferragliante e sfrenato e anche il piu’ vario dei Guignol, tra pop, blues e garage, tra canzone d’autore  e punk rivisitato.

Prodotto artisticamente dai Guignol stessi con Francesco Campanozzi (Marco Notari e Madam, Le gros ballon)Paolo Perego (Amour Fou) di Casa Medusa, il disco si arricchisce anche delle partecipazioni di Cesare Basile, Amaury Cambuzat (Ulan Bator, Faust) e Davide Gammon (Hikobusha).

Guignol nascono nel ’99 mescolando influenze blues, folk a echi di chansonnier francesi e italiani, col tempo assumono una sempre crescente fisicità e irruenza ritmico-rumoristica , tra intense ballate e sfuriate punk-blues.
Dopo alcuni demo e la partecipazione a festival come Sonica2001, al No Silenz Fest e a compilation come Soniche Avventure VI (Fridge Italia), arrivano all’esordio discografico con un EP di quattro brani, intitolato Sirene edito da Toast Records. L’incontro con Giancarlo Onorato li condurrà a un’intensa collaborazione, sfociata nella produzione del primo album Guignol (Lilium/Venus), pubblicato nel dicembre 2005.  Nel luglio 2006 partecipano al festival Arezzo Wave , presso lo Psycho Stage, come ospiti della rivista Il Mucchio Selvaggio. In seguito all’ottimo riscontro di critica per l’omonimo album , i Guignol riceveranno un riconoscimento tra le rivelazioni cantautorali al MEI di Faenza del 2006.
Si intitola Rosa dalla faccia scura (Lilium/Venus) il secondo album dei Guignol, uscito a marzo 2008. Il disco vede nuovamente alla produzione artistica Giancarlo Onorato con Attila Faravelli a curare i suoni. Ospiti all’interno del disco lo stesso Giancarlo Onorato e Amaury Cambuzat (Ulan Bator, Faust, Acid Cobra). “Rosa dalla faccia scura” vede i Guignol impegnati in un lungo tour per tutta la Penisola, comprendente anche la partecipazione al Rockisland Fest 2009 e un’accoppiata con l’australiano Hugo Race (True Spirits ed ex Bad Seeds). Nel giugno 2009 esce l’Ep Canzoni dal cortile (Guignol/Casa Medusa), composto da cinque brani, quattro dei quali (Il BrancoDanza dell’orsoProfondo bluStrada per dio sa dove) versioni acustiche di brani appartenenti al vecchio repertorio della band con l’aggiunta del singolo inedito Farfalla, in classifica e in top ten nella Indie Music Like per diversi mesi , anticipazione del nuovo album dal titolo “Una risata ci seppellira”. Lo stesso percorso effettuato dal singolo “Il Paradosso”, in rotazione in oltre 500 radio italiane.

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Ho sete di giustizia.

Oggi ho letto velocemente l’intervista alla vedova Schifani. Allibita ancora una volta dall’innato senso di giustizia di questa donna.

Lei, una vedova come tante eppure diversa, diversa perché suo marito faceva parte della scorta di Falcone. A 19 anni dalla strage di Capaci ci si aspetta che chiarezza sia fatta, che giustizia sia fatta invece assistiamo impotenti a liti tra giudici, giudici che si mischiano ai politici, giudici che ci mettono anni per una sentenza, giudici che tolgono a chi ha il dovere di farlo, di indagare, di scoprire la verità, di rendere giustizia a vittime e innocenti.

La giustizia è un bene virtuale, quasi come questo sito, quasi come un messaggio in internet. La giustizia è per chi può pagare, la legge per chi ha trovato l’inganno, non c’è uguaglianza, non c’è diritto, c’è solo questo schifo, questo senso di vuoto che uomini, padri, mariti, figli, lasciano nella vita di chi li ha amati e li ama ancora.

Questo paese che anziché lottare è assuefatto a questo o quel politico. Questo giudice, che sprezzante del pericolo che corre lotta per far emergere una verità, scomoda, denigratoria, non voluta.
Questi poliziotti, che dopo tanto lavoro, vedono le loro indagini pubblicate ironicamente da ignoranti e blasonati giornalisti, che vedono quanto non servono le prove, ma che delle prove c’è assoluto bisogno.

Tempo, è tutto il tempo che hanno perso, 19 anni a raccontarci fandonie, a raccontarci frottole, mentre uomini degni di stima e onore perdono la vita.

Cos’è un uomo alla fine? A cosa serve rivolgersi ad una giustizia che protegge solo chi si può permettere di essere protetto? Come si fa a basare la verità su un mafioso che deve scontare una vita in galera, dove è finito il metodo di verificare ciò che un pentito dichiara? Dove è finito l’onore di non danneggiare pubblicamente gli uomini e le donne che combattono la mafia? Non lo so, so solo che è finito definitivamente il 19 luglio 1992, quando anche l’ultimo paladino fu barbaramente ucciso.

Mi dovrà bastare che chi ha premuto il dito sul detonatore è in galera, mi dovrà bastare che ancora oggi rivedo quelle scene a rallentatore, ancora oggi atterrando a Catania alla volta di Malta, vedo l’esercito che controlla le valigie i documenti, che ci impongono di restare in un autobus o in un albergo, senza farci uscire perché non è sicuro. Ancora oggi, vedo le macchine sulla strada di capaci saltare in aria, ancora oggi sento quel vuoto possente aprirmi una voragine, non ci sarà giustizia, perché non si vuole che vi sia giustizia.

Lo stato e la mafia sono collusi, non è una fantasia, semmai è una fantasia pensarla diversamente.

“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.
In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.” – dal libro cose di cosa nostra –  G.Falcone

Per quanto ancora sarà così?

“Spero ci sia” è il nuovo singolo dei BLASTEMA

Con un estratto dal pluriosannato album Pensieri illuminati torna una delle band rivelazione del nuovo rock italiano!

Il loro video, già scelto da myspace per la sua home page – CLICCA QUI’

Un grido disperato che rompe la notte, s’arrampica sulle pareti ferrose delle chitarre, e si dona a nessuno. In cielo la luna pallida irride. Forse ha pietà.

I Blastema muovono i primi passi nel 97, e, dopo vari cambiamenti e mutazioni sia di organico che di attitudine raggiungono la formazione attuale nel 2005. Sotto alcuni brevi cenni sulla loro storia.

2003 – Il gruppo registra un Ep di 8 brani ben recensito cattura l’attenzione della Sony.

 

2004 – Come finalisti del San Marino Festival partecipano al TIM Tour e si esibiscono in piazza duomo a Milano per le fasi finali della manifestazione. Durante l’anno si interessa al gruppo Gianni Bella, il quale intende portarli a San Remo, ma non riuscendoci le loro strade si separano.

 

2005 – I Blastema partecipano a San Remo Rock e sono uno dei gruppi vincenti col pezzo Oppio TV. Nello stesso anno il brano THC viene scelto come colonna sonora per il nuovo video SIAE a favore dell’ascolto di musica legale. La campagna pubblicitaria, patrocinata dal MEI, prevede una programmazione dello spot per il 2007 nelle sale cinematografiche nazionali. Nell’edizione 2005 del MEI i Blastema risultano il gruppo rivelazione.

 

2006 – Si intensificano le attività dal vivo in concomitanza con la produzione di nuovi brani. I Blastema si esibiscono sul palco del Disma, la fiera internazionale della musica a Rimini; prendono parte al Festival “Voci per la libertà, una canzone per Amnesty”, a fianco di Bandabardò e N.o.a.; sono ospiti per i consueti appuntamenti acustici alla Fnac di Milano. A fine 2006, i Blastema entrano in MySpace, raggiungendo in poco tempo migliaia di contatti e riscontri positivi su tutto il territorio nazionale.

 

2007 – Gli sforzi fatti in campo promozionale dai Blastema iniziano a produrre dei risultati e il gruppo continua ad esibirsi live.

 

2008 – Sono vincitori del Rock4Peace SummerEnd Festival. Iniziano le registrazioni del nuovo disco e mentre le sessioni di recording sono in corso i Blastema sono vittime di una spiacevole sorpresa: la loro salaprove, riferimento e base operativa del gruppo, viene violata e all’interno vengono sottratti quasi tutti gli strumenti. É grave crisi, ma l’intraprendenza dei musicisti e la disponibilità dei tanti amici fa in modo che in breve tempo nuovi indispensabili strumenti siano a disposizione per poter continuare le sessioni di registrazione.

 

2009 – Registrano presso gli studi televisivi di Rock TV un breve live, dal quale Mario Riso sceglierà una canzone messa in onda nella trasmissione Salaprove.

 

2010 – Finalmente ad aprile vede la luce il disco d’esordio ‘Pensieri Illuminati’ completamente autoprodotto (Halidon / 2Roads) in vendita su iTunes, Amazon e nei nogozi. Da maggio 2010 la band avvia una nuova collaborazione con l’agenzia di management mfactory di Reggio Emilia. Il sodalizio porta i blastema a chiudere il loro primo tour italiano con oltre 35 date in poco più 6 mesi con oltre 8000 chilometri percorsi.

Nel marzo 2011 i blastema vengono scelti col brano “pensieri illuminati” da TIM per girare lo spot che sarà nel cuore dei padiglioni per le celebrazioni del 150esimo dell’unità d’Italia a Roma e Torino fino a ottobre 2011.

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23 maggio 1992 – giustizia sà da fare

Il 23 maggio del 1992 moriva Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia, ucciso dall’indifferenza dello Stato, ucciso dalla sua volontà di raggiungere la giustizia in una Palermo feudo del potere di Provenzano e Riina. Dopo tanti anni la verità sui rapporti tra Stato e Mafia non è ancora emersa, forse mai emergerà perché l’omertà e il disinteresse sono i veri padroni di una politica che si compiace di se stessa. Falcone marchiato come opportunista dopo aver accettato un posto da procuratore aggiunto a Roma dopo aver lasciato Palermo, ormai impossibilitato dal proseguire il suo lavoro. Falcone additato come starlette da televisione. Falcone ucciso dal tritolo. Eppure è stato in grado di costruire una speranza, quella di vincere sulle mafie, di processare le mafie. E ci è riuscito. Nemmeno la morte ha messo a tacere le sue parole, le sue idee e i suoi sogni. Il sangue in terra non ha fermato la voglia della gente di ribellarsi al sistema mafioso, così le parole sono le armi per difendersi dalla politica corrotta, falsa e sanguinaria. A continuare l’opera di Giovanni Falcone ci sono molti magistrati, tra le quali Ilda Boccassini. Tutto il resto è cronaca. Quello della redazione di Causaedeffetto è solo un piccolo pensiero per rendere onore a un personaggio che è un simbolo di giustizia, un mentore nella ricerca delle verità, una luce che ci spinge a batterci per quello in cui crediamo. Crediamo che Falcone sia stato, sia, e sarà un mito.

KAMIKAZES: esce il disco più caldo della stagione

Dopo gli Hormonauts torna in scena l’energia di Andy Macfarlane accompagnato da tre perfetti guerrieri del rock’n’roll. La VOLUME! Records firma il disco d’esordio di una band e di un progetto che si preannuncia esplosivo

 

Banzai! Un’aereo impazzito carico di rock’n’roll sta per schiantarsi sulle vostre teste!!!

E’ quello dei THE ROCK’N’ROLL KAMIKAZES, quattro impavidi guerrieri delle sette note, quattro samurai armati fino ai denti pronti a tutto per farvi esplodere gambe, testa, cuore e bacino a colpi di rock’n’roll, rock’a’billy, rockin’ blues, soul e swing!

 

Al comando del folle equipaggio si piazza il prode cantante e chitarrista scozzese Andy Mac farlane, decorato al valore per le sue precedenti titaniche imprese alla testa dei pazzeschi SPAMABILLY BORGHETTI (pura follia pornobilly, un vero culto degli anni novanta) e soprattutto dei celebratissimi THE HORMONAUTS con i quali ha lasciato un segno indelebile negli anni zero, incidendo sei dischi, portando la musica del diavolo in radio, televisione e sui palchi dei più importanti locali e festival, distinguendosi, negli anni, come uno dei frontman più riconoscibili, carismatici ed apprezzati in circolazione.

Il primo a schierarsi al fianco del capitano Andy Kamikaze in questa sua nuova avventura è il fido batterista Peppe De Gregoriis(BLUES BOOMERS,COZZE AMARE, SILVER COMBO), che insieme al nostro eroe concepisce questo insano progetto tra le sculture di ferro e gli scenari postatomici del campo Mutoid di Sant’Arcangelo di Romagna, base operativa della Mutoid Waste Co. dove i due vivono da anni, condividendo la stessa ribelle attitudine stradaiola ed i medesimi gusti musicali. Completano la squadra il contrabbassista romagnolo Nico Kamikaze (Nicolò Fiori), già in forza a GATTA MOLESTA e SILVER COMBO, e, direttamente da Bari, Guy Kamikaze(Gaetano Portoghese), già capitano de GLI SPECIALISTI che, armato solo di Sax e armonica a bocca, regala al suono dei Kamikazes organizza la contraerea sonora dei Kamikazes rinvigorendo il suono di un mood jump blues mozzafiato.

L’obiettivo dei THE ROCK’N’ROLL KAMIKAZES non può essere che uno: il Rock’n’roll, suonato toccandone tutte le sfumature e virando dal wild rock’a’billy al soul di marca Motown, dallo swing più saltellante allo stomp-blues più sexy ed irriverente, concedendosi, ogni tanto, qualche languido ed avvolgente slow da fumoso jazz-club (anche i kamikaze hanno cuore) senza mai perdere di vista l’approccio semplice, diretto e viscerale delle origini selvagge dei quattro.

L’obiettivo è puntualmente raggiunto, con un esordio discografico che si preannuncia tra le uscite più calde della stagione ed un live-show che definire travolgente è a dir poco limitativo, una liberatoria esplosione alla quale è letteralmente impossibile sfuggire! Vi muoverete come matti sotto il bombardamento rock’n’roll di questo super combo! Stanno dando la loro vita per Rock’n’Roll! BANZAI!

 

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Dopo gli Hormonauts torna in scena l’energia di Andy Macfarlane accompagnato da tre perfetti guerrieri del rock’n’roll. La VOLUME! Records firma il disco d’esordio di una band e di un progetto che si preannuncia esplosivo

 

Banzai! Un’aereo impazzito carico di rock’n’roll sta per schiantarsi sulle vostre teste!!!

E’ quello dei THE ROCK’N’ROLL KAMIKAZES, quattro impavidi guerrieri delle sette note, quattro samurai armati fino ai denti pronti a tutto per farvi esplodere gambe, testa, cuore e bacino a colpi di rock’n’roll, rock’a’billy, rockin’ blues, soul e swing!

 

Al comando del folle equipaggio si piazza il prode cantante e chitarrista scozzese Andy Mac farlane, decorato al valore per le sue precedenti titaniche imprese alla testa dei pazzeschi SPAMABILLY BORGHETTI (pura follia pornobilly, un vero culto degli anni novanta) e soprattutto dei celebratissimi THE HORMONAUTS con i quali ha lasciato un segno indelebile negli anni zero, incidendo sei dischi, portando la musica del diavolo in radio, televisione e sui palchi dei più importanti locali e festival, distinguendosi, negli anni, come uno dei frontman più riconoscibili, carismatici ed apprezzati in circolazione.

Il primo a schierarsi al fianco del capitano Andy Kamikaze in questa sua nuova avventura è il fido batterista Peppe De Gregoriis(BLUES BOOMERS,COZZE AMARE, SILVER COMBO), che insieme al nostro eroe concepisce questo insano progetto tra le sculture di ferro e gli scenari postatomici del campo Mutoid di Sant’Arcangelo di Romagna, base operativa della Mutoid Waste Co. dove i due vivono da anni, condividendo la stessa ribelle attitudine stradaiola ed i medesimi gusti musicali. Completano la squadra il contrabbassista romagnolo Nico Kamikaze (Nicolò Fiori), già in forza a GATTA MOLESTA e SILVER COMBO, e, direttamente da Bari, Guy Kamikaze(Gaetano Portoghese), già capitano de GLI SPECIALISTI che, armato solo di Sax e armonica a bocca, regala al suono dei Kamikazes organizza la contraerea sonora dei Kamikazes rinvigorendo il suono di un mood jump blues mozzafiato.

L’obiettivo dei THE ROCK’N’ROLL KAMIKAZES non può essere che uno: il Rock’n’roll, suonato toccandone tutte le sfumature e virando dal wild rock’a’billy al soul di marca Motown, dallo swing più saltellante allo stomp-blues più sexy ed irriverente, concedendosi, ogni tanto, qualche languido ed avvolgente slow da fumoso jazz-club (anche i kamikaze hanno cuore) senza mai perdere di vista l’approccio semplice, diretto e viscerale delle origini selvagge dei quattro.

L’obiettivo è puntualmente raggiunto, con un esordio discografico che si preannuncia tra le uscite più calde della stagione ed un live-show che definire travolgente è a dir poco limitativo, una liberatoria esplosione alla quale è letteralmente impossibile sfuggire! Vi muoverete come matti sotto il bombardamento rock’n’roll di questo super combo! Stanno dando la loro vita per Rock’n’Roll! BANZAI!

 

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Bosnia : le conseguenze di una guerra

Il passato non è mai così lontano da noi.Il passato è comunque e dovunque alle porte.Può concludersi un’epoca,un’era,una guerra o un regime totalitario ma le conseguenze di quanto è stato saranno sempre presenti nei giorni e nelle ore e nei secondi che gli succederanno.Era il 1990 quando nascevo e quando si è scatenata la guerra civile in Jugoslavia.Il dominio serbo provocava la voglia di indipendenza da parte dei bosniaci,degli sloveni e dei croati,seguiti da tutto il resto.La guerra civile in Jugoslavia è risultata come una delle guerre più feroci di tutti i tempi.Milioni di donne sono state stuprate,bambini uccisi,soldati e civili mutilati o trasportati nei campi di concetramento.In Bosnia tutt’oggi si pagano le conseguenze di quella guerra.In tutta la Bosnia,grazie al lavoro di molti esperti nel settore,si è constatata la presenza di 150.000 mine antiuomo,come fossili della guerra che fu.Le mine presenti in Bosnia sono posizionate nelle zone montuose e a pochi passi dalle abitazioni dei contadini,dei pastori o delle scuole in cui bambini,allarmati dalle famiglie e dagli insegnanti,vanno a studiare.Chi oggi vive in Bosnia,tra cui gli ex soldati che hanno posizionato essi stessi le mine antiuomo,ne paga le conseguenze.C’è chi sopravvive,c’è chi deve amputarsi un arto,una mano o una gamba,c’è invece chi muore senza averne colpa.In Bosnia non ci si può muovere o spostare tranquillamente.I bambini non possono correre felici o giocare con la palla,senza la paura di saltare in aria da un momento all’altro.Le mine antiuomo hanno delle dimensioni medie,sono di colore verde e contano di un filo che è legato ad un albero o ad una pietra che se mosso innesca l’ordigno,lo attiva e ne consegue un’esplosione tale da provocare la morte di un uomo o di un animale o un grosso fumo nero che si disperde nell’aria sino a scomparire.I bambini sanno della presenza delle mine,lo imparano a scuola,imparano a difendersi.Perdono i loro padri,le loro madri,le loro nonne o i loro nonni.Una delle testimonianze più tragiche proviene da un’anziana,che vive relegata in casa e che mentre raccoglieva le more è esplosa in aria a causa di una mina.L’esplosione l’ha catapultata a parecchi chilometri di distanza,perdendo la gamba.Oggi è costretta ad indossare una protesi alla gamba destra e sa che non potrà mai più andare a raccogliere le more nei campi.L’uomo,questo marchingegno senza cuore,che produce armi e le distribuisce come caramelle.L’uomo,l’assassino della vita e di ieri.Il cantastorie del dolore,di tutti i tempi.