CONTROVENTO è il singolo di GNUT

Il rumore della luce” sarà il titolo del suo album prodotto da Piers Faccini, che si avvale inoltre delle collaborazioni illustri fra le quali quelle di Mauro Pagani, Rodrigo D’Erasmo (Afterhours)

“CONTROVENTO” – guarda il VIDEO

Controvento è un pezzo che parla della voglia di ritrovare se stessi, guardandosi dentro e soprattutto guardando e cercando al di fuori del nostro universo.

L’arrangiamento è molto scarno, fino al primo inciso il pezzo resta solo voce e chitarra e nella seconda parte si aggiungono soltanto un’altra chitarra suonata da Piers Faccini (charleston, heru, sonagli, coro finale ) e una percussione. Il giro di chitarra è ispirato ai chitarristi folk inglesi (John Martyn, Nick Drake) e nello strumentale finale è stato usato anche un Erhu, un violino tradizionale cinese la cui origine risale al 7° – 10° secolo, in epoca Tang.

Nato a Napoli,classe 1981. Voce, chitarra e autore del progetto Gnut dal 2003 con i quali pubblica il primo disco “DiVento” (Blend’r/Venus) a febbraio 2008, dopo una serie di riscontri e riconoscimenti nei maggiori festival indie italiani (Mei fest 2003, Arezzo Wave 2004). Ottimi consensi da parte di critica e pubblico accompagnano l’uscita del primo disco della band che con il video del primo singolo “Esistere” ragginge 50.000 visite su Youtube in pochissime settimane e svariati passaggi televisivi su AllMusic che dedica al disco uno speciale in esclusiva. Il tour promozionale del disco porta Gnut a suonare sui palchi dei locali più importanti d’Italia come “la casa 139” a Milano, il “The Place” a Roma,l'”Agricantus” a Palermo, il “Duel Beat” a Napoli fino a “Le boule noir” di Parigi.
Dal 2007 Claudio risiede a Milano dove ha realizzato”Sunglasess under all stars”(Ragoo prod./Edel) l’album degli “Arm On Stage”, uscito a Febbraio 2010 in Italia e a novembre 2010 in Inghilterra con presentazione al “Monto Water Rats” di Londra. Progetto nato insieme a Folco Orselli (Bluesman di Milano), Stefano Piro (premio della critica Sanremo 2000 con i” Lithium”) e Alessandro Sicardi (arrangiatore, compositore e chitarrista jazz degli “Ottavo Richter”).
Nel 2009 partecipa come chitarrista alla colonna sonora del documentario “Standing Army”, scritta da Stefano Piro. La regia è di Enrico Parenti ed è un documentario sulle basi NATO nel mondo. A Milano realizza anche il video del secondo singolo di “DiVento”, il pezzo si chiama “Solo con me” e Claudio lo realizza con una fotocamera digitale, curando la regia e il montaggio con l’aiuto del amico Giacomo Banchini. Collaborazione che continua dato che Claudio realizza la colonna sonora di un documentario che Giacomo ha girato durante l’estate 2009 nel Malawi.
A novembre 2009 fonda l’Associazione Culturale “LIVEINCAM”, con Domenico Squllaci (Gino Fastidio) e Silvio Scala, con la quale realizza il sito www.liveincam.it sul quale cura la direzione artistica di concerti in diretta on line.
Nel 2010 collabora come chitarrista al nuovo disco solista di Stefano Piro “forme di vita del genere umano a colori”, inizia un progetto di musica elettronica con Alessandro Sicardi e incide una sua canzone “Credevo Male” cantata da Awa Ly per il suo ultimo Ep dal titolo “Parole Prestate”al quale partecipano anche Roberto Angelini, Francesco Forni e Massimo Giangrande. Inoltre divide per un po’ di volte il palco con Francesco Forni suonando insieme in un mini tour da Firenze a Napoli passando per il “Primo Maggio all’Angelo Mai” di Roma. Sempre nel 2010 partecipa attivamente al progetto U.A.N.M. (unione artisti napoletani in movimento) con una serie di band e cantautori dell’area partenopea con i quali realizza un DVD nel quale Claudio duetta con Francesco Di Bella dei 24 Grana su un pezzo di Elliott Smith “Between the bars”e con Dario Sansone dei Foja su “Libertà” di Pino Daniele che poi incidono per una compilation dedicata a Napoli, inoltre suona l’ukulelele e canta su un pezzo dei JFK e la sua bella bionda.  Intanto l’eco dei consensi ottenuti da “DiVento” è arrivato fino in Francia dove Piers Faccini, noto cantautore folk già al lavoro con Ben Harper, ha deciso di curare la produzione artistica del secondo disco di Gnut “Il rumore della luce” e di invitalo a suonare a Parigi a “La Maroquinerie” per cinque serate consecutive, tutte sold out. A “Il rumore della luce” hanno collaborato come sempre Piero Battiniello al basso e cori e Carlo Maria Graziano alla batteria ed è stato registrato in Francia da Guido Andreani. Si avvale inoltre delle collaborazioni illustri di Mauro Pagani,Rodrigo D’Erasmo (Afterhours),Marco Sica (Guappecartò) e la EdoDea ensamble (Capossela e Muse) al violino. “Il Rumore della luce” uscirà in Italia sotto etichetta THE MUSIC ESSENCE.

 

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Ciao Vittorio Arrigoni

Ho osservato un albero di ulivo e ho visto Gesù sulla Croce.Ho ascoltato il muoversi dei capelli di una collina,con le sembianze di spighe dorate,ed ho visto Dio.Oggi é un giorno speciale per coloro che hanno fede.Io mi ritengo agnostica ma rispetto chi crede che oggi il figlio di Dio sia risorto nuovamente o semplicemente ne ricorda la resurrezione.Non posso con certezza affermare che quanto sia riportato sulle sacre scritture sia vero oppure falso ma se davvero questo figlio di Dio fosse esistito,sarei stata la prima ad accettare e a condividere il messaggio di pace che lui stesso ha tramandato.La pace del figlio di Dio si tramanda ad esempio attraverso la parabola del buon pastore,che ama così tanto le proprie pecore da tornare indietro e cercare quella che fugge dal gregge.Nel mondo sono stati pochi quelli che hanno lanciato un messaggio di pace;tra questi Madre Teresa di Calcutta,Gandhi,Martin Luther King e chi nella povertà ha portato la gioia a chi non ce l’aveva.Qualche anno fa una ragazza é stata investita da un carro armato dopo esservisi posta dinanzi.Il gesto,che impediva al carro armato di promenarsi oltre,era un gesto di pace,come stesse dicendo ‘cessate l’odio,non fate la guerra,fate l’amore’.Oggi questa storia si ripete e da poco il destino ha letalmente colpito Vittorio Arrigoni.Vittorio Arrigoni era un giornalista italiano che da tre anni circa viveva e scriveva sulla striscia di Gaza.Il suo era un messaggio di pace,volto ad avvicinare israeliani e palestinesi.Da tempo Vittorio era nel mirino dei nemici e di chi di pace non vuole saperne.Vittorio scriveva sul Manifesto e sul suo blog Guerrilla Radio,dove registrava gli eventi connessi alla disastrosa tristezza che incombe sulla Striscia di Gaza.Il suo era volontariato.La sua era una vera missione di pace.Vittorio é morto sulla Striscia e la sua morte è stata un duro colpo all’amore.Ciò che oggi lo premia è il coraggio di cui si è armato nel vivere la guerra e scriverla,lanciando messaggi di umanità ed il suo blog continuerà ad esistere.Oggi questo portale ricorda la sua morte,che ci ricorda quanto sia bello informare ed essere liberi di amare il prossimo, e la morte ingiusta di coloro che vengono sfrattati dalla vita,soprattutto quando il loro è un messaggio di solidarietà.In questo giorno felice per molti è l’unione con le proprie famiglie che ne fa da padrona.Raggiungere il Nirvana o semplicemente risorgere,essere illuminati dall’amore e dalla pace.Qual è la differenza?E’ questo il messaggio di oggi,in questo mondo che crolla al pianto di un bambino.Ciao Vittorio.

Recensione “999 L’ultimo custode” e intervista al suo autore Carlo A. Martigli

Il romanzo di Carlo A. Martigli “999 – L’ultimo custode” è un thriller storico ed esoterico ricco di intrighi, inseguimenti e storie d’amore. Al centro della vicenda l’affascinante personaggio di Giovanni Pico della Mirandola e le sue opere letterarie più discusse: le 900 conclusioni filosofiche (900 rese pubbliche e bruciate al rogo dalla chiesa e 99 segrete), scritte nel 1486 che, esplorando le similitudini tra le tre religioni monoteiste più importanti, quella cristiana, ebraica e islamica, esaltano il ruolo della donna, ponendola al centro di tutto. Quest’idea rivoluzionaria scatena una risposta feroce da parte della Chiesa e il Papa Innocenzo VIII, alleandosi con Rodrigo Borgia, dà il via alla più grande caccia alle streghe della storia per screditare l’importanza della figura femminile. Gli eventi di questo periodo storico vengono narrati parallelamente a quelli che hanno luogo nel 1938, in pieno periodo nazista, dove i nazisti, per preciso volere di Hitler, cercano di impossessarsi delle ulteriori 99 tesi scritte da Pico della Mirandola e rimaste segrete.

Martigli riesce a ricreare con sapiente maestria le ambientazioni della corte dei Medici e dei Borgia e rielabora con accuratezza i meccanismi politici ai tempi del regime nazista: alla base di questo romanzo si sente, infatti, l’effetto di un meticoloso e profondo lavoro di analisi e di ricerca determinante per riuscire a proporre al lettore un’immagine fedele delle varie epoche narrate, e per questo “999 – L’ultimo custode” è un libro da non perdere per gli appassionati di thriller storici.

Il vortice travolgente dentro il quale Martigli accompagna il lettore è gradevole, a tratti emozionante e porta verso un finale in cui emergono ulteriori spunti storici come la scoperta dell’America, facendo luce su un altro dei personaggi chiave del romanzo, Cristoforo Cybo, noto come Cristoforo Colombo.

La trama è attraente, densa di emozioni forti che si celano dietro ad amori, inganni e oscure congiure, il tutto scandito da un’evoluzione di avvenimenti che ci porta fino ai giorni nostri, alimentando il dubbio che Dio, forse, non è quello che abbiamo imparato a conoscere.

 

Abbiamo posto all’autore Carlo A. Martigli alcune domande per la nostra nuova rubrica “Interchattazioni” ed ecco l’intervista.

 

1. Il personaggio di “Giovanni Pico della Mirandola” è senza dubbio interessante e affascinante per i lettori. Qual è l’origine di questo personaggio e come ha deciso di approfondirne la conoscenza storica?

Conoscevo Giovanni Pico abbastanza superficialmente, fino a quando, non mi sono imbattuto nelle sue 900 Conclusiones all’interno di un ciclo di letture sulle storia delle religioni e le comparazioni tra loro. E ho così scoperto che questo folle individuo, bellissimo, ricco oltre misura e colto come nessuno all’epoca voleva in pratica discutere con ebrei e mussulmani per arrivare alla conclusione che li univa un unico Dio. Basta guerre di religioni o scuse per promuoverle in nome di un dio che con la guerra ha davvero poco a che fare. Queste Conclusiones, pubblicate nel 1486 preludevano a un concilio dei saggi delle tre religioni che lo stesso Pico aveva intenzione di indire a sue spese nel Febbraio del 1487. Una storia straordinaria, attualissima, vera, il cui esito positivo avrebbe davvero potuto cambiare le sorti del mondo. Dalla lettura delle 900 Conclusiones ad altri libri di Pico e ad immaginare di romanzare una storia che già di per sé era meravigliosa, il passo è stato molto breve.

 

2. Nel suo romanzo “999 – L’ultimo custode” le religioni hanno un ruolo importante. Che rapporto ha con Dio e con la chiesa in genere?

Vado dove mi porta la conoscenza, senza alcun genere di pre-giudizio, disponibilissimo quindi a cambiare idea, senza arroccarmi su posizioni precostituite religiose o a-religiose. In genere nego i riti, ma senza rifiutarli. Li vedo come fenomeni storici e non come necessità per elevarsi. Trovo inutili i mediatori tra l’uomo e un essere al di sopra dello stesso, che mi auguro esista. Preferisco considerarmi un essere spirituale piuttosto che religioso. Religione significa legame, asservimento al potere, il contrario, se vogliamo di superstizioso, che significa etimologicamente “colui che sta sopra”, da super-stitio. Il potere ha dato nei secoli un’accezione negativa alla parola superstizione, perché stare sopra, colloquiare direttamente con un essere metafisico, senza riti e senza mediatori, rompe il principio del potere religioso. La Chiesa, come comunità, è meravigliosa. Su questo credo che il suo migliore alfiere sia Don Andrea Gallo, che invito tutti a conoscere e a leggere, anche prima dei miei libri!

 

 

3. Il suo primo libro è un fantasy. Come è avvenuto il passaggio al genere thriller storico? Quali sono state le motivazioni del cambiamento?

Erano due fantasy sui generis, scritti con un assoluto rigore storico. Il primo (Lucius e il Diamante Perduto) e il secondo (Thule, l’Impero dei Ghiacci), pubblicati con Mondadori, sono ambientati rispettivamente nel 107 e nel 108 dopo Cristo e mostrano la vita nella Roma imperiale, dal cibo ai costumi, al modo di vivere in generale dell’epoca. Il cambiamento è avvenuto in modo naturale, a volte la strada si trova scrivendo. La collaborazione con Mondadori e il mondo dei giovani però continua. Martigli è anche Johnny Rosso, definito il cult writer degli horror per ragazzi: negli ultimi due anni tutti i Superbrividi della casa di Segrate li ha scritti lui….e quest’anno ne escono altri sei!

 

4. Lei viene definitivo “il Dan Brown italiano” da numerose recensioni, sente il peso di questo paragone o ne prende le distanze?

E’ stata l’invenzione di un giornalista, che paragonava il successo dello scrittore americano al mio, definizione ripresa da altri giornalisti e dal mio editore sulla copertina dell’edizione in brossura. Tuttavia, come ha scritto in parte anche Famiglia Cristiana, il rigore storico e l’ironia delle mie opere sono molto distanti dal thriller americano, spinto peraltro da un marketing eccezionale (che invidio, naturalmente…). L’originalità della mia scrittura può avere dei padrini semmai nell’Umberto Eco de Il Nome della Rosa o nel Ken Follett de I Pilastri della Terra, autori cui mi sento molto più vicino.

 

5. La situazione dell’editoria italiana è in grave difficoltà e gli autori esordienti sono spesso vittime della cosiddetta “editoria a pagamento”. Cosa sentirebbe di consigliare a uno scrittore alle prime armi?

Ho recentemente postato per i miei numerosi amici sulla mia pagina Facebook un appello per evitare l’editoria a pagamento, che considero una vera e propria truffa ai danni degli esordienti. Il consiglio che posso dare loro è un primis leggere, leggere, leggere. Fare poi una severa autocritica dei propri scritti, munirsi di tanta pazienza e costanza e infine cercare un agente letterario che è l’unico modo razionale e coerente per arrivare a essere pubblicati da una casa editrice seria. Il che significa distribuzione e promozione. Altrimenti tanto vale pubblicarsi da soli il libro presso uno stampatore, anche tra quelli on line. Chiunque chieda soldi, contributi alle spese o all’acquisto libri, non è un editore, ma soltanto uno che cerca di guadagnare sulle speranze e sulle illusioni della gente, come chi vende i numeri al lotto.

 

6. Quanto è importante la ricerca di informazioni storiche in un libro come “999 – l’ultimo custode”?

E’ fondamentale. Si può scrivere solo di ciò che si conosce. 999 L’Ultimo Custode prende a spunto un ramo di quelli che sono i miei piacevoli studi e le mie passioni che coltivo da una vita, diciamo da quando avevo l’età della lettura (a quella della ragione forse non arriverò mai, visto il mestiere che faccio…). Ciò nonostante ho scoperto che le ore che dedico alla scrittura sono un decimo di quelle che dedico comunque all’approfondimento degli argomenti che fanno da cornice alle mie storie. Il lettore percepisce questo sforzo, questa voglia di verità, e anche inconsciamente li apprezza e li premia.

 

7. Quali sono i suoi progetti per il futuro? A cosa sta lavorando?

A parte continuare a scrivere horror per ragazzi come Johnny Rosso, ho in cantiere un film su un mio soggetto originale, alcune presentazioni all’estero di 999 L’ultimo Custode (spero anche in Cina dove è in fase di traduzione) e a fine anno uscirà con Longanesi il prossimo romanzo. Una storia vera e incredibile, ancora più inquietante e grande di quelle che il lettore ha incontrato nel precedente. Il contenuto è ancora top secret, ma posso assicurare che i lettori di 999 L’Ultimo Custode non saranno traditi. Se poi, per questo romanzo, ci sarà una risposta positiva da Hollywood dovrò mettermi a lavorare sulla sceneggiatura. Nel frattempo sto raccogliendo materiale per il terzo romanzo. D’altra parte scrivere è la mia vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MIK3LINO: RESTA MUTO il nuovo singolo

Nuova canzone del rapper e breakdancer romano

che sbaraglia anche ai concorsi di musica d’autore

“Resta Muto” – Official Video

La canzone nasce da una vicenda personale , a dimostrazione della impossibiltà di esprimersi liberamente in dissenso all’interno di un posto di lavoro, pena  la condanna per diffamazione.

Questa vicenda personale, non poi cosi’ rara, ha fatto nascere nell’autore, il desiderio di far emergere il senso d’impotenza di fronte all’uso improprio dell’autorita’, avendo constatato che questa prassi non e’ solo riferibile all’ambito lavorativo. Il titolo del brano, cosi’ come il suo ritornello, sono la voce di un imperativo fin troppo presente nell’attuale periodo storico.

Innanzi tutto sarebbe da spiegare da dove nasce MIK3LINO.  Nasce dalla realtà stessa che lui, ma credo la maggior parte delle persone, ha vissuto. Esperienze, emozioni, attimi, reazioni. Avendo ‘bazzicato’ l’ambiente hip hop della capitale, essendo cresciuto prima come breaker, poi come rapper, avendo conosciuto l’essenza della cultura che frequentava, ha creduto, e ancora continua a credere, che il rap sia il modo più adatto a descrivere quello che si prova. Certo, la parola ha il suo peso, ma non la si può lasciare sola, ed è qui che gli vengono in aiuto gli anni di studio del pianoforte che lo convincono, ancora di più, che il rap è musica e non semplice ‘rumore’, come spesso viene definito.

Il suo stile nasce dall’incontro tra la sua cultura musicale e l’amore per l’Hip Hop: cura le sue produzioni a 360 gradi, dai beat ai testi, in un percorso di ricerca e sperimentazione in cui i vari elementi si integrano creando un prodotto fresco e serio allo stesso tempo, nel solco della tradizione. Il gioco riesce, però, al massimo, quando sul palco, accompagnato dalla band, l’energia, derivante dai diversi studi e filoni musicali che ognuno dei componenti segue, si viene a sprigionare, mostrando originalità, emotività e diversità, il tutto senza dimenticare le origini.

Michele Baldi, aka MIK3LINO, nasce a Roma nel 1988. Grazie al padre liutaio si avvicina alla musica e allo studio della chitarra. Ben presto si dedica al pianoforte, che studierà per sei anni. In questi anni scopre la passione per il ballo e per il breaking, elementi fondamentali di quello che sarà il suo stile. Nel 2007 frequenta il corso di pianoforte jazz con il maestro Carlo Cittadini presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, dove scopre la passione per le tecnologie musicali e partecipa al corso di Musica Elettronica. Prende parte inoltre al Laboratorio sulla Canzone e al Coro giovanile. Sempre coltivando il suo amore per la danza, insegna breaking e collabora, come ballerino ufficiale, prima con la compagnia Botega e in seguito con la Badu Rythm Crew. Grazie alle sue abilità viene scelto per far parte del corpo di ballo della produzione italo-americana “Five hours south”, film sul breaking. Nel 2009 si iscrive al corso di Sound Design presso l’Istituto Europeo di Design.

 

Riconoscimenti e Partecipazioni

Primo premio Musica Controcorrente

Miglior Cover di Domenico Modugno “Malarazza” assegnato dall’Associazione Modugno

Finale Premio Fabrizio De Andre 2009

Musicultura incontra Musicacontrocorrente 2009

Apertura concerto Club Dogo 2009

Semifinale Premio Fabrizio De Andre 2010

Finale Festival d Solarolo 2010

“RESTA MUTO” in Finale PIVI 2010

“RESTA MUTO” in rubrica al TG1 note

 

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Libertè, Egalitè, Fraternitè.

Questo è il motto della Francia, lo è da secoli ormai e forse è anche vero, ma di certo agli del mondo non stanno dimostrando di essere così bravi.

Già perché i cari Francesi, che tanto vogliono dimostrarsi superiori, si stanno comportando peggio dei tedeschi della Germania nazista.

Prima vanno a dichiarare all’ONU che Gheddafi sta violando i diritti umani, quindi promuovono l’attacco verso la Libia, poi quando dopo le bombe la gente scappa, chiudono le frontiere, lasciando noi italiani a dover gestire le orde di profughi e disperati che si abbattono sul nostro paese.

Vorrei ricordare, che il famigerato trattato di Shengen, prevede la libera circolazione dei cittadini europei, e che le nazioni unite, prevedono un passaporto speciale per i rifugiati o profughi che fuggono da territori di guerra.

Il blocco dei treni al confine con l’Italia, mette il nostro paese in difficoltà, ma sinceramente mi ricorda che noi siamo esseri umani, mentre invece i francesi sono solo dei gran chiacchieroni.

Tra l’altro volendo essere puntigliosa, i profughi che stanno arrivando, arrivano tutti da ex colonie francesi, che grazie ai danni da loro commessi durante il colonialismo, oggi sono ridotti alla fame.

Che bell’esempio di Libertè, Fraternitè ed Egalitè che date, proprio degno di un popolo definito “I Mangiarane”

“Scrivo solo il tuo nome” è il singolo di Ylenia Galli

La splendida canzone ha vinto UNA VOCE PER RDVS

il progetto per la valorizzazione di talenti musicali

L’autore, Antonio Trivelloni, storico direttore e patron di Rdvs, mentre si trova in una delle vacanze in Grecia nel Peloponneso, durante una sosta in camper era seduto sugli scogli nella baia di Navarino ad osservare il mare. Le grandi onde giocano sempre con i pensieri dell’uomo e mentre osservava un grosso pesce che attraversava un’onda cominciò a dar spazio alle figure. Un uomo deluso dalle esperienze negative della vita si lascia tutto alle spalle per gettarsi in un una nuova storia d’amore aspirando ad un futuro migliore. E con la sua fantasia vede l’ombra di una figura femminile parlando con le onde del mare che con il loro rumore sembrano quasi rispondergli. Immagina di scrivere solo il suo nome sulla sabbia d’argento che compare e scompare tra le onde.

“ La mia vita l’ho passata ad osservare gli occhi del mondo e degli uomini, il cielo con i suoi colori i suoi veli, i suoi quadri di nuvole e i canti degli uccelli, le magiche stelle con tutta la sua complicità. Il mare che copre e scopre i suoi segreti e tu che ti culli nei suoi orizzonti pensando alla storia di qualcuno che affascina i tuoi domani e scrivi….scrivi solo il suo nome”.

 

Ylenia Galli è di Velletri, ed è una studentessa universitaria laureanda in scienze dell’educazione e vorrebbe diventare una Clown terapista. All’ età di 10 anni partecipa alle selezioni regionali per lo “Zecchino D’oro”. Inizia a studiare canto dal 94 e tra il 2000 e il 2009 ha sudiato canto Gospel e poi blues, jazz e Rock. Nel suo curriculum musicale anche la veste di corista insieme a “MIELE” storica corista di Scialpi, per la presentazione del libro “IL CASO MIA MARTINI” organizzato da Leda Bertè sorella dell’ indimenticabile Mimì, e un seminario con il M° Luca Jurman. Ha partecipato a molti casting televisivi quali: “DOMENICA IN”,“AMICI”, “XFACTOR”, “SUPERSTAR TOUR” “MISS Cinecittà Canto” e in piu’ per un casting diretto da M. Grazia Fontana per il Musical su Padre Pio. Fu promossa al “Cet” di “Toscolano” famosa Accademia di “Mogol”, ma per motivi di studio ha dovuto rinunciare. Ha partecipato al corso “Musicorienta” diretto da Vittorio Nocenzi (tastierista del famoso gruppo “Banco del Mutuo soccorso”) e alle selezioni e ai seminari svolti a Salerno per il “Festival di Napoli”.

Coltiva anche la passione per la recitazione. All’ età di 19 anni si iscrive all’Accademia “Quirinus Art Image & Promotion” sita a Roma intraprendendo lo studio di molti corsi quali: recitazione e doppiaggio, portamento e posa fotografica , total look, corso di estetica trucco fotografico, corso di dizione, danza e canto

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Fabio Velo: l’EP d’Esordio

L’atteso esordio del cantautore-scrittore-giornalista  padovano arriva con sei brani che mettono insieme diversi tipi di scrittura ed in cui ci si racconta nel modo più snello ma allo stesso tempo più esaustivo. È sicuramente un prodotto sincero in cui compaiono anche grandi musicisti, tecnici e addetti ai lavori

Pensieri in libertà” Come dice il titolo si tratta di pensieri liberi che vogliono rompere situazioni cristallizzate e un certo tipo di comunicazione, dove le regole e i ruoli imposti finiscono col soppiantare la verità dei rapporti. Oggi tutto fa difficoltà a nascere naturalmente, perché siamo sottoposti a continui stimoli artificiali, anche violenti, e non sappiamo più riconoscere il nostro “dentro” da quanto è ingombrante il “fuori”… Il ritmo funky della chitarra, il metronomo molto spinto e una melodia cantabile disegnano comunque un clima leggero che crea un bel contrasto.

Fabio Velo (vero nome Fabio Velo Dalbrenta) è un artista padovano che da anni alterna la produzione di canzoni al mestiere di critico musicale e scrittore. Dopo la maturità classica, Velo si è iscritto alla Facoltà di Musicologia di Cremona dove ha ha affrontato la storia e l’analisi di tutta la musica occidentale, da quella greca e romana fino a quella del XX secolo.  La tesi che propose però ruppe gli schemi accademici a cui era saldamente legato l’ateneo cremonese e portò per la prima volta dentro a un’istituzione presente da più di mezzo secolo (l’unica Facoltà di Musicologia esistente in Italia), una tesi dal titolo “Battisti oltre Mogol – Gli anni Ottanta”, dedicata alla sua grande passione per Lucio Battisti che lo accompagnava fin da quando era bambino. Il lavoro vide fra l’altro l’incredibile supporto di Alberto Radius, altra figura di riferimento per Velo. Contemporaneamente agli studi si esibisce come cantante e tastierista  eseguendo principalmente brani propri: tanti i concorsi e le trasmissioni a cui ha partecipato, persino su RaiUno in seconda serata come componente del duo Doppio Gioco, e tante le band in cui ha militato (Klopstock, Aktìs, FJRMM, Medley, Velo&Pace), sempre composte dai suoi inseparabili amici musicisti con cui si conosce dai banchi di scuola.  Nel 2000 Fabio Velo partecipa al Tributo a Demetrio Stratos promosso dalla Cramps Records che vedeva i Timoria e gli Area guidati da Giulio Capiozzo sullo stesso palco.  Alcune nuove esperienze, fra cui un jingle pubblicitario e la colonna sonora del cortometraggio “Il salvatore e l’assassino” del regista Alberto Scalcon, avviano un periodo molto creativo che culminerà con diverse collaborazioni illustri: Leandro Barsotti, Davide Ferrario e Nicolas Posse sono infatti i nomi che interverranno su una serie di registrazioni, alcune delle quali ancora conservate nel cassetto. In attesa di decidersi per una prima uscita discografica ufficiale, Velo coltiva l’attività di giornalista musicale con il Gruppo Il Mattino di Padova e scrive contributi importanti per la Editori Riuniti nelle pubblicazioni “100 dischi ideali per capire la Nuova Canzone Italiana” e “Lucio Battisti. Innocenti Evasioni – Una bio-discografia illustrata”. Nel 2005 invece curerà insieme a Mauro Ronconi una monografia su Renato Zero, “Da Zero a Oggi”, ristampata per ben cinque volte. Divenuto giornalista pubblicista inizia anche ad occuparsi di comunicazione per le grandi società di eventi, un ruolo che lo assorbirà completamente fino al 2007.  Il disco di esordio (“Voglio Sentire”) arriva nel 2010, prodotto artisticamente da Pietro Foresti e Claudio Banzato (con mastering effettuato da Joe Gastwirt a Los Angeles) e licenziato dalla veronese Vrec. I brani sono stati scelti fra gli oltre 120 che Velo ha composto e vedono la presenza di “Giorno Nuovo” scritta e cantata insieme a Barsotti e arrangiata per piano e quartetto d’archi da Nicolas Posse. Il videoclip della title track “Voglio Sentire” è stato realizzato da Alberto Scalcon.

 

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Il ritornello triste della storia

La storia si ripete.Questo ritornello triste scorre e non si ferma mai.Quello che rimbomba nell’aria e nuoce alle nostre orecchie attraverso i media,i saggi ed i libri di storia.Si parla di dolore,si parla di morte e odio tra i Paesi del mondo.La storia si ripete.Vi sono nuovi protagonisti.Vi sono nuove storie.Ieri presso l’Università degli Studi di Palermo un palestinese che vive e lavora a Palermo ha raccontato a noi studenti l’esperienza della rivoluzione che ha toccato le anime degli arabi da qualche tempo.La prima,forse,l’unica rivoluzione araba che ha avuto un impeto molto violento e combattivo in nome della libertà.Uno tsunami di ribelli scatenati in Egitto,in Tunisia,in Siria,in Libia,nello Yemen e nel Bahrain.Laddove é legittima la tirannide ed ogni cosa cui si rivolga.Qualche tempo fa il premier Silvio Berlusconi si recava da Gheddafi ed in quell’occasione baciò la sua mano.Cosa più di questo potrebbe mostrarci che la tirannide è legittimata?Baciare le mani di un assassino,è questo che uccide la vita.L’esperienza di un palestinese che vive da lontano gli orrori a cui i suoi fratelli sono destinati era amplificata allo spasmo.La voce rauca e sottile di quell’uomo coinvolto in quest’onda di dolore ci raccontava che il popolo ha sempre pagato per gli sbagli di qualcuno.’Il grande malato’,chiamavano il mondo e anche adesso é così.Guerriglie e sotterfugi.Comprare i civili ed offrirgli soldi in cambio per sparare ai civili stessi.E’ questo che ha fatto Gheddafi,aizzare i fratelli contro loro stessi.Hobbes diceva che la vita è ‘la guerra di tutti contro tutti’ e non possiamo dare torto a quelle parole.I media danno luce ai tiranni della storia.Li rendono visibili e ne mascherano la viltà.La Palestina é ancora in mano agli israeliani.Muoiono donne,uomini e bambini.Nella religione islamica é ‘ammessa’ la ‘guerra santa’,contro ciò che nuoce all’amore per Dio.La guerra non é vietata.Con questo però non significa che sia legittimo farla.Bensì essa é insita nella natura dell’uomo e piuttosto che vietarla,cadendo nell’ipocrisia in quel caso,essa è ‘ammessa’.Quando i civili si ribellano al tiranno,l’unico modo per annientarli è metterli gli uni contro gli altri.In Cambogia ed in altri Paesi del mondo ai civili vengono distribuite divise militari ed armi per terrorizzare gli altri civili,in cambio di denaro.La fame e la miseria,talvolta,costringono questi uomini ad accettare questo patto ignobile.Così raccolgono bambini,li portano via dalle loro madri e insegnano loro l’arte della guerra.Le donne sono costrette alla violenza,in silenzio.In altri Paesi ancora per uccidere un nemico si sfruttano adulti e adolescenti,che per mantenere le proprie famiglie vanno in giro mascherati ad uccidere.Uccidere,suona bene alle orecchie degli uomini.Essi,che si stanno massacrando gli uni gli altri.Il mare,che diventa una pozzanghera di sangue.Il sole,che acceca gli occhi e non i proiettili ancor prima di partire.Questo è il senso della vita.Questo è ciò che regna nel mondo.Il caos e la tristezza di vivere.

Lo tsunami per la libertà

E’ il tramontar della luna,a dar forma ai monti oltre il mare.L’alba,fresca,è il cappuccino dei volatili ed il loro risveglio.Da lontano le case sembrano mucchi di cenere indurita ed arancione.E si dispongono a puzzle,tra gli alberi ed i pineti verdeggianti.L’aria olivastra,reduce dalla notte,si incupisce a sud e si illumina a nord.La luce fa da tetto alle cime delle montagne.L’acqua accarezza gli scogli,baciandoli di schiuma.Il collasso del cielo accoglie i colori del giorno e lascia quelli della notte.Diviene tiepido il canneto tinto di miele.Provo a scrivere la natura.Un giorno d’amore.E come fosse un pescatore,Dio,lancia a noi ossigeno di vita.Attraverso questo verde che scorre,e ci sommerge.

FRANCESCA ROMANA: esce “Lo Specchio”

Esce il secondo album della cantautrice salentina (Vincitrice del premio De Andrè e di due premi Musicultura), che vanta le collaborazioni di Cristiano De Andrè e di Pacifico.

L’album contiene 11 tracce originali, distribuito Edel; nella track list anche il brano Storia clandestina”, vincitore del PREMIO DE ANDRE’ 2009“Il tuo nome e il veleno, brano con cui Francesca è tra i vincitori del Festival MUSICULTURA 2010 eIo e Biancaneve, brano con cui la cantautrice ha vinto il premio Miglior Personalità Artistica al Premio POGGIO BUSTONE, dedicato a L.Battisti.

Il nuovo album “riflette” il tema della femminilità già iniziato con “Vermiglio”, album precedente. Lo specchio è infatti uno degli emblemi più magici e caratteristici della donna. Esso è simbolo di vanità e, nell’immaginario collettivo, della ricerca d’identità e del proprio alter ego. Lo specchio è il mezzo attraverso il quale ci si “vede” per ciò che si è, ci si guarda dentro senza filtri. Il tema dello specchio, quindi, ricorre nei brani di questo nuovo progetto discografico, sotto varie “vesti”. Ci si ritrova in un mondo di figure femminili dalle storie più o meno conosciute, come quella di Biancaneve, (“Io e Biancaneve” sarà uno dei brani di punta estratti dall’album), o di “Giovanna la pazza”, ritratti di signora che dipingono personaggi femminili intriganti e inusuali; e quando le canzoni non raccontano una storia precisa, sono comunque evocatrici di emozioni profonde e delicate, tipicamente femminili, come “L’estranea” (forse il brano più emblematico dell’album) e “Il tuo nome e il veleno”. Lo specchio non mente, così come accade nel brano de “Il demone”, (una parte del testo è di C. De Andrè), in cui il lato oscuro che è dentro di noi emerge senza veli insieme al nostro aspetto più poetico, come una luna che mostra anche la sua faccia oscura.

La donna-strega, la luna, i colori, i veleni, lo specchio-magico, lo specchio-vanità, lo specchio-verità, il sacro ed il profano, sono già presenti nell’album precedente “Vermiglio e ritornano ne “Lo specchio”, album in cui la musica e le parole della rockeuse s’incontrano e s’incrociano dando vita a canzoni di vario genere. Potrete incontrare, quindi, una Biancaneve inedita che specchiandosi vede il suo alter ego, Eva! Oppure una Maria Maddalena innamorata o ancora una piccola regina rinchiusa in una torre, accusata ingiustamente di pazzia (Giovanna la pazza) etc…. Questi brani sono volti a sostenere l’impegno sociale, da tempo intrapreso dall’autrice, nei confronti delle donne sfruttate o incomprese e delle loro storie spesso dimenticate: la canzone d’autore, come elemento di cultura e non solo come mero intrattenimento, bussa alle porte della nostra coscienza attraverso un incontro musicale trascinante e incantato.

Lo specchio”, un viaggio magico e a volte visionario, tra le emozioni e gli aspetti più misteriosi del nostro essere umani, “ …voglio vedere me stessa, tutte le volte che mi guardo riflessa dalla parte opposta, come se ci fosse un’altra risposta” da “L’estranea” e “…il mio volto è uno specchio, l’inganno, la mela, io prima ero bianca, ora son Eva! ”, da “Biancaneve”.

Francesca Romana Perrotta, leccese d’origine ma romagnola d’adozione, inizia lo studio del pianoforte all’età di otto anni frequentando il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. Si laurea in francese ed inglese all’università per interpreti e traduttori di Forlì. Qui da vita al suo primo progetto musicale, fondando il gruppo Zeroincondottacon cui si esibisce al prestigioso NAIMA Club e si aggiudica il Premio della Critica al concorso “Primavera Heineken Live Festival”. Nel 2004 Francesca Romana arriva in semi-finale all’Accademia della Canzone Italiana di Sanremo, nello stesso anno con il brano IN GENERE SOGNO, si aggiudica una tappa del Tim Tour. Il singolo IN GENERE SOGNO guadagna l’air play di diverse radio, fra cui RADIO RAI 2, presentato in modo alquanto lusinghiero da Fiorello su “Viva Radio Due”. Nel 2007 vince il Premio Musicultura di Recanati; durante la semifinale dello stesso festival si aggiudica il premio “Miglior Interpretazione” e, in finale, il primo posto su “Radio Rai Uno”. Il singolo vincitore del concorso, L’ISTANTE CHE VALE, è stato trasmesso su varie emittenti radio, fra cui Radio Rai

Duetta con Cristiano De Andrè durante il Tour “De Andrè canta De Andrè”. (Con C. De Andrè inizia una collaborazione che porta alla nascita di un brano scritto a quattro mani “ IL DEMONE”, incluso nel nuovo album, “Lo Specchio”.) Nel 2010, Francesca è al PREMIO POGGIOBUSTONE, dedicato a L. Battisti, dove vince ilPremio MIGLIOR PERSONALITà ARTISTICA, consegnato l’anno precedente a Nicola Arigliano. Giugno 2010, vincitrice per la seconda volta del Festival MUSICULTURA con il brano “IL TUO NOME E IL VELENO”, trasmesso in diretta live su Rai UNO e presentato da F. Frizzi. Attualmente è in uscita il nuovo album, “LO SPECCHIO” in cui, oltre a De Andrè, vi è la collaborazione di Pacifico.

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