“MAGNAGRECIA” è la title-track dell’undicesimo album de IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI


Mentre la loro canzone “Onda Calabra” sta imperversando in quanto colonna sonora del film “Qualunquemente” di ANTONIO ALBANESE, in tutte le radio è in rotazione “MAGNAGRECIA”, title track del nuovo disco con ROY PACI alla tromba

 

Guarda il VIDEO on YouTubeclicca qui

 addirittura arrivare a vessare i colleghi

Si racconta, su un ritmo incalzante e con gli ottimi inserimenti di tromba di Roy Paci, la distruzione di un pezzo d’Italia, una terra bruciata, avvelenata, terremotata, ma che vuole resistere, non vuole morire e, per questo, è disposta ad accogliere chi arriva da fuori.

Dopo il successo dell’album “Il Parto, i consensi dello piéce teatrale Slum e del film “I colori dell’abbandono”, Il Parto delle Nuvole Pesanti ritorna col nuovo album “Magnagrecia”, un flusso continuo di energia, poesia, tagliente ironia e ritmo musicale che scorre nei 12 brani dei tre storici musicisti della band: Salvatore De Siena, Amerigo Sirianni e Mimmo Crudo. Il nuovo disco segna un’ulteriore evoluzione della band dallo stile “etno-autorale” a quello “rock world music”, con inedite timbriche elettro-acustiche. E si presenta ricco di suoni crudi, ancestrali e futuristici prodotti con gli strumenti che più appartengono alla storia della band quali percussioni, cajon, fisarmonica, tamburelli, chitarre, mandolini, a cui si aggiungono quelli delle bande musicali meditarrenee, degli archi mitteleuropei e dei tanti collaboratori che fanno del lavoro un esempio di musica collettiva. I testi cantati, spesso in diverse lingue e dialetti, affrontano temi di attualità come lo spopolamento dei piccoli centri con dispersione di comunità e di culture, la mafia, l’ambiente, il viaggio, il diritto alla terra, alla vita e alla morte e raccontano storie di paesi abbandonati, rovine, viaggiatori, poveri, umili, emarginati, emigranti e immigrati, nelle diverse forme che assumono nello spazio e nel tempo. Ospiti d’eccezione sono il cantautore bolognese Claudio Lolli, il trombettista Roy Paci, la violinista magiara Zita (partecipazione con Zucchero, Morgan, Vecchioni), la vocalist iraniana Sepideh Raissadat “Sarvin” (ospite nel disco di Battiato, Fleur 2), la cantautrice Statunitense Amy Denio e la Banda di Fiati di Delianuova (diretta da Riccardo Muti al Festival Internazionale di Ravenna).

Quale sia il significato nascosto nel nome più poetico della storia del rock italiano non è dato sapere. Meglio lasciare alla fantasia di ognuno il piacere di scoprire cosa si celi dietro a Il Parto delle Nuvole Pesanti.

Nato a Bologna all’inizio degli anni ’90 dall’incontro di Salvatore De Siena con Amerigo Sirianni e Peppe Voltarelli, il gruppo (undici elementi) produce un demo nel 1992 (“Guerra al salario“) e realizza il primo album, “Alisifare”, nel 1994. Nel 1996, dopo l’ingresso nel gruppo di Mimmo Crudo, esce “Pristafora” (Ragnu Stortu, 1996).

L’album successivo “4 Battute di povertà” vale al gruppo la partecipazione dalla rassegna del Club Tenco. Nel 2000 esce “Sulle ali della mosca” realizzato con la partecipazione di numerosi ospiti fra i quali Teresa De Sio. Nel 2001 il Parto delle Nuvole Pesanti realizza, con la Compagnia Kripton, lo spettacolo teatrale “Roccu U Stortu”, che poi diventerà un album dallo stesso titolo. Una partecipazione al disco-tributo a Luigi Tenco “Come fiori in mare” (2001) e al disco-tributo a Sergio Endrigo “Canzoni per te” (2002) precedono l’uscita del singolo “Attenzione all’estinzione” (ancora 2002) e l’uscita della documentazione live di un rifacimento integrale di “Ho visto anche degli zigari felici” di Claudio Lolli, che partecipa alla rilettura. La collaborazione con Lolli continua con l’opera teatrale “Fango”, di Ernesto dello Jacono. Il gruppo suona anche all’estero, negli Stati Uniti e in Iraq (del viaggio in Iraq viene realizzato un film dal titolo “Sotto il cielo di Baghdad” e del concerto a Baghdad viene tratto il live “Il cielo sopra Baghdad/L’altra faccia della guerra”. Successivamente il gruppo partecipa al disco-tributo a Fabrizio De André “Mai più i cadaveri dei soldati” (2003) e realizza il film “Doichlanda” con la regia di Giuseppe Gagliardi. A ottobre 2004 esce il nuovo album “Il parto” (Storie di Note, 2004), realizzato con la partecipazione di Claudio Lolli, Roy Paci, Marco Messina (99 Posse), Davide Van de Sfroos, Paolo Jannacci e della cantautrice statunitense Amy Denio. Il 2005 vede “Il Parto” impegnato in una lunga tournée europea e in Bosnia, dove realizza il documentario “Il buio di Srebrenica”, diretto da Salvatore De Siena.

Nel 2006 entra nel gruppo Mirco Menna. Nello stesso anno la formazione fornisce la colonna sonora al DVD “Il caso Fortugno”, primo saggio multimediale sulla ‘ndrangheta, contenente una banca dati navigabile di oltre 1600 documenti. Nel 2007 la band realizza il progetto artistico-culturale “La valigia d’identità”, viaggio a tappe fra l’Italia e la Germania, e interpreta – nella doppia veste di musicisti e attori – lo spettacolo teatrale “Slum”. Alla fine dell’anno esce la colonna sonora del film “L’abbuffata” di Mimmo Calopresti, con musiche de Il Parto delle Nuvole Pesanti e di Sergio Cammariere. Nel 2008 esce il cofanetto “Slum”, il nuovo lavoro che contiene il Dvd dello spettacolo teatrale e il Cd delle musiche originali. Nel 2009 esce il film “I colori dell’abbandono”, nella cui colonna sonora sono inclusi alcuni inediti del gruppo.

 

_______________________________________

IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI

Official Site

MySpace

Official VIDEO CLICCA QUI’

________________

ufficio stampa

L’ALTOPARLANTE – info@laltoparlante.it

PROTOSOUND POLYPROJECT – info@protosound.it

 

 

L’ultima volta

Hanno portato via tutto
le scorte per una vita intera
il lutto, e delusa è la stella
e la sera? Raccoglie imbrogli
Ne cogli il profumo?
C’è umidità stanotte
e quante domande;
Parlavo alla luna
Dimmi tu il perchè.
Senza lode ne infamia
Incantarsi, incontrarsi
Scontrarsi per capirsi
hanno portato via tutto
dai banchi dell’essere
Sta per piovere ancora
Sta per piovere
L’ultima volta

Chiunque salva una vita salva il mondo intero

Per non dimenticare, per non perdere, per non chiudere gli occhi e spostare lo sguardo, per far si che ciò che è stato così drammaticamente reale, violento e irrazionale non torni più!

Per ricordarci che non importa il colore della pelle, il credo religioso, il credo politico, sotto questo cielo siamo tutti figli di Dio, e non importa quale è il nome con cui lo chiamiamo.

Dittatura o democrazia?

Leggevo sul corriere della sera dell’intervento di Masi alla trasmissione di Santoro.

Mi fa arrabbiare il fatto che, come al solito Santoro, non dia spazio a chi ha opinioni contrarie alle sue. In un paese democratico, tutti abbiamo il diritto di parlare, di dire come stanno le cose, di indignarci e dissociarci. A quanto pare, Masi, esercitando questo diritto nonché il titolo di direttore generale dell’Azienda Rai, è stato tacciato in modo maleducato da Santoro.

Non entro nel merito di tutto quello che c’è dietro, non sono una fan di Santoro, proprio per il suo modo quasi dittatoriale di fare giornalismo.

Masi, nella sua veste di capo, ha preso una posizione, di certo discutibile, poteva fare in modo diverso, ma intervenendo ha riproposto una tematica importante ovvero, lui non si dissocia dalla trasmissione, ma dalla puntata, non si dissocia dal diritto di informare, ma dal modo con cui viene posta l’informazione.

Io credo che non sia corretto rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche o ambientali che si fanno in casa di una persona, sia esso il Premier o un privato cittadino, facendo così oltre a vanificare il lavoro degli inquirenti, si vanifica anche un diritto insindacabile e ingiudicabile, il diritto alla privacy.

Varcate le soglie delle nostre case, non siamo più personaggi pubblici, ma privati cittadini, in casa nostra abbiamo il diritto di fare ciò che vogliamo, quando e come lo vogliamo, qualsiasi cosa venga fatta all’interno delle mura domestiche, non è di dominio pubblico e non deve esserlo.

Un’ultima costatazione è il comportamento di Santoro nei confronti del direttore generale, in questo caso suo capo, non si può rispondere con tanta arroganza ad un capo che ti chiede di fare un passo indietro su una programmazione, soprattutto non è né educato né professionale, rispondergli che se si dissocia lui, è solo una cosa buona, tra l’altro in diretta televisiva. Vorrei ricordare al personaggio che lui percepisce uno stipendio salatissimo dalla Rai, che è tenuto ad un comportamento che non leda l’immagine pubblica dell’azienda, che è tenuto a comportarsi e conformarsi alle regole stabilite dall’Azienda.

Non è un bell’esempio ciò che Santoro ha dato ieri sera, non è di certo un esempio che lo renda migliore delle persone che dal suo palco televisivo addita.

Sono stanca di vedere la magistratura che spreca tempo inesorabile a cercare di incriminare un uomo per un reato che non ha commesso, se il reato, che si presuppone ci sia stato, si svela non esserci mai stato è reato perseguire una persona, è abuso di potere, abuso di autorità, mancato rispetto per chi si dichiara innocente e tale è, a volte mi viene da pensare che questa magistratura sia l’esatta copia dei tribunali nazisti, volti a condannare un essere umano per la sola colpa di essere ebreo.

Meditiamoci un po’ su, siamo certi che è questo quello che vogliamo per il nostro paese?

Recensione Andrea Papetti – e a me il Mac donald non piace – a cura di Giorgio Angotti.

Ragazzi, a fare il cantautore ci vuol del gran coraggio o della gran faccia tosta: dico questo perché se fai il cantautore sei, gioco forza, nudo con le tue debolezze, le tue passioni e le tue emozioni, davanti all’ascoltatore. Se suoni in una band almeno sei in buona compagnia.

Eppoi è sempre colpa del bassista.

Andrea Papetti 33enne di San Benedetto del Tronto dev’essere un tipo coraggioso: nelle undici tracce più una (dannata moda delle “bonus track”, che nervi!) non si risparmia per nulla e mette a nudo se stesso, la sua storie di vita vissuta.

In “l’inverno a settembre” possiamo trovare tanto: da Enzo Baldoni, alla nonna ed alla madre di Andrea, fino a Peppino Impastato, passando dalla sua terra natia. Si tratta di canzoni delicate in bilico tra arrangiamenti folk e jazz, in cui la matrice cantautoriale è il perno intorno al quale ruotano le parole delle canzoni.

Il sesso a pagamento in “hotel”, la morte “l’inverno a settembre”, le storie di mafia “l’uomo della verità”, l’amore “Parigi, cosa avevi per la testa?” attraversano i solchi (ma ce li avrà i solchi un cd?) dell’album, raccontando con emozione tante cose, con parole a tratti auliche, complesse.

Andrea Papetti è innanzi tutto un poeta e questo si riverbera sulle sue composizioni, che danno la priorità alle parole. Sembra quasi che il processo di composizione inizi col testo, un po’ come ha fatto spesso Samuele Bersani: il rischio che ne deriva è che certe canzoni risultino meno immediate di altre e che certi testi risultino meno empatici in cui ritrovo un cantato troppe volte uguale, quasi troppo controllato.

“L’inverno a settembre” merita attenzione, almeno all’inizio: non va ascoltato mentre si fanno le pulizie della domenica, ma con la calma che si deve dare ad un certo tipo di musica che, pur nella sua bellezza, manca di immediatezza.

Ci vuole tempo e testa per questo disco “slow food”.

Sempre meglio del Mc Donald.

Ennio Morricone, Genio e Arte

La musica è arte, è emozione, è vita.

Adoro Ennio Morricone, il maestro, le sue colonne sonore sono di un’intensità, di una dolcezza che commuove.

Ad oltre ottant’anni, lui riesce a rendere il film perfetto, la sua musica è perfetta per ogni film.

Sto riascoltando la leggenda del pianista sull’oceano, strepitoso film, reso ancor più strepitoso dalla sua musica. La colonna sonora, sembra racchiudere la dolcezza del salire a bordo, la bellezza di veder la nave sciogliere gli ormeggi e librarsi tra le onde del mare.

E’ un colpo al cuore, fa battere il cuore, rapisce i sensi, ti porta lontano, nel far west con gli spaghetti western di Sergio Leone, nel crimine degli anni trenta con C’era una volta l’America, a vedere la scena finale dei baci più belli, al Nuovo cinema Paradiso, a bordo del transatlantico insieme a Tim Roth per sentirlo suonare.

Credo che se il mare potesse suonare una musica, sarebbe quella di Morricone.

Lui maestro, che insegna e accompagna, compone e suona, facendoti vibrare ad ogni gesto, vivere un’emozione così forte, che lascia il vuoto dopo, come un orgasmo lascia il senso di piacere, così Morricone ti lascia una sensazione di intensa passione, un attimo racchiuso in pochi minuti di intensa e vibrante emozione.

Scava nell’anima un passaggio, lascia un segno, lungo, profondo, intenso come solo chi ama la musica sa fare.

Giorgio Faletti, da comico a scrittore

Molti personaggi della tv, hanno intrapreso la carriera di scrittori e o di politici.

E’ affascinante invece vedere come, un comico, cantante, attore sia riuscito a scrivere dei gialli.

Giorgio Faletti nei suoi libri, riesce a tenere il lettore incollato alle pagine, lo fa con naturalezza, come se fosse lì davanti a te a raccontarti le vicende, quasi come se ti parlasse.

All’inizio ero scettica, quando per caso mi ritrovai davanti al suo libro, Io Uccido, lo ritenevo solo un comico, non credevo fosse capace di creare una storia tanto bella, quanto potenzialmente reale.

Di fantasioso c’è tanto nei suoi romanzi, c’è anche il sarcasmo e l’ironia, la sua vena comica traspare nelle righe, ma ti porta sempre a chiederti e dopo cosa succede?

Lo scetticismo iniziale nei suoi confronti si è tramutata in rispetto per la bravura. Nell’ultimo libro, “Appunti di un venditore di donne” traccia un segmento strano della storia dei giorni bui dell’Italia, accompagnandolo alla storia della vita notturna.

Il protagonista della storia, è anche l’Io narrante, racconta ciò che accade come se fosse un diario, un insieme di sensazioni, emozioni che arrivano a generare immagini, quasi come se fosse un film. Puoi immaginare la bellezza delle donne di cui parla, la comicità di protagonisti che calcavano la scena sul palco famoso del Derby di Milano, dove per primo Faletti, ha presentato il suo repertorio di comicità sottile.

Totalmente ambientato nelle notti milanesi, quelle dove gli unici che le vivono sono i netturbini, le prostitute, ladri e spacciatori. Gente, di varie facce, alcune belle altre brutte, ma che racchiudono tutte un colore, il colore dell’ombra.

In questo romanzo, Faletti, è riuscito ancora una volta, a mettere in chiaro le luci e le ombre di cui è fatta la vita umana, tra inseguimenti, criminalità, polizia e servizi segreti, e terroristi.

Ambientato alla fine degli anni settanta, durante i giorni di prigionia di Aldo Moro, ci si rende conto del fatto che molte persone hanno calpestato quel periodo storico, ma senza esserci dentro.

Consiglio di leggere i suoi libri, di abbandonare l’ilarità legata all’autore, di concentrarsi invece sulle sue capacità di scrittore, di conoscitore della razza umana, profondo e realista, un dono quello di Giorgio Faletti, che pochi scrittori hanno, quello di farti sentire sempre parte della storia.

Grazie Giorgio, sarò sempre lieta di trovare in libreria un tuo romanzo, so che quando l’avrò finito di leggere, sarà come scoprire il viaggio più bello che la mente abbia fatto.

S.P.Q.R. – il nuovo singolo di VALERIO MANNI


Porci, oche, somari, politici, sindacalisti e giustizialisti:

l’allegra fattoria italiana nel nuovo singolo di Valerio Manni

Dissacratore, audace e irriverente, Valerio Manni lancia per l’etichetta Volume records il nuovo singolo S.P.Q.R. Il brano tanto atteso ha suscitato un gran clamore sui network e gli organi di stampa nazionali in seguito all’intervista dello scorso autunno rilasciata negli studi di Radio Padania in cui, in occasione della presentazione del precedente disco Il momento giusto, aveva abbozzato la canzone composta all’istante traendo spunto dalle dichiarazioni del senatur Bossi. Come un cantacronache, Valerio riprende la metafora tratta dalla “Fattoria degli animali” di Orwell in cui gli amministratori rappresentano la classe dirigente, ovvero i politici, per ritrarre attraverso un affresco riportato in musica l’allegra fattoria di maiali, oche, somari, lupi, sciacalli, topi e serpenti che contraddistingue la politica italiana contornata da sindacalisti faccendieri e giustizialisti del forense.

Nella seconda parte sono stati invece riportate le invettive dei romani, dei meridionali e degli extracomunitari tratte dalle migliaia di commenti rilasciati in seguito alla messa in onda su Youtube dell’intervista. Nel brano si parla quindi dei disagi e del malessere che attanagliano l’Italia intera, dalle Alpi all’estremità dello stivale, interpretando i malumori di tutti quelli che sono stufi di essere trattati come vermi, conigli, pecore, cani randagi, un coro unito di sfiduciati e scontenti rappresentato dal campionamento inserito nella canzone registrato in occasione di un corteo di studenti contro la riforma scolastica.

Il riferimento al noto acronimo latino S.P.Q.R. (Senatus Populusque Romanus), viene così rivisitato perché ciò che avviene nel Lazio avviene in Italia e il Senato non può essere una prerogativa solo di Roma, in quanto è frequentato da senatori che provengono da tutte le regioni e le appartenenze politiche.

Ad accompagnare S.P.Q.R. è stato scelto come b side (alla stregua dei 45 giri di un tempo) un altro brano, Torino, l’è na bela cità, la città in cui vive e che descrive in tutta la sua nuova bellezza, smaniosa però, dopo l’ubriacatura post olimpica, di ricreare freneticamente eventi e cerimonie festaiole, sempre in cerca di conferme e gestita da un cricca autoreferenziale che attraverso la cultura controlla il consenso elettorale. Una città che spinge molti, come diceva un altro noto chansonnier piemontese, Gipo Farassino, ad andare via per trovare consenso e fortuna.

Il cantautore torinese di origini meridionali si confronta quindi con un tema assai attuale, quello della degenerazione dei costumi sociali e politici italiani. Il divario tra Nord e Sud rimane una ferita aperta nella pagine irrisolte della storia italiana (come il brigantaggio, la questione tra vinti e vincitori nella II Guerra Mondiale, gli Anni di Piombo, le grandi stragi e i complotti), nonostante l’intento di mascherare e stemperare le ipocrisie e le incongruenze in vista delle celebrazioni dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

 

Breve biografia:

Il momento giusto, suo album d’esordio, è stato pubblicato nel 2010 con la CNI Music, dopo l’uscita del fortunato singolo Tanto è lo stesso con la partecipazione straordinaria di Johnson Righeira. L’album, definito «una vena di freschezza nel segno del migliore funky soul» (Piero Vittoria, «FullSong.it»), è stato presentato in anteprima al M.E.I 2009 di Faenza in occasione dell’uscita della doppia compilation Funk In Italy prodotta dalla Cramps Music in cui è stato inserito il brano È così che va insieme a brani storici di Pino Daniele, Rino Gaetano, Patty Pravo, Eugenio Finardi. Il primo singolo estratto dall’album, Sempre nei guai, cantato insieme a Bobby Soul, è stato trasmesso in rotazione sulle radio nazionali e web radio ed è stato in classifica per diversi mesi nella top ten di Indie Music Like. Dal singolo, è stato tratto il videoclip girato da Francesco Brusco in cui spicca la partecipazione della sexystar Nataly Cool.

Sempre nel 2010 è stata pubblicata la compilation Boom Boom Fred in occasione del 50° anniversario dalla morte di Fred Buscaglione, in cui Valerio Manni ha interpretato alla sua maniera il brano Buonasera Signorina, insieme ai migliori cantautori torinesi tra cui Marco Carena, l’Orchestra di Ritmi Moderni Arturo Piazza, Mao e Luca Morino dei Mau Mau. Mentre, nell’estate 2010 è uscito sulle radio il secondo singolo tratto dall’album dal titolo Voglio andare a Bali.

 

______________________________________

Etichetta: VOLUME! Records

Distribuzione digitale: Wondermark

Rcording @ Indaco di Carmagnola (TO)

Mastering @ Nautilus di Milano da Claudio Giussani

Foto di copertina di Alberto Nicoletta (Riccardo Perrone – politico & Laura Serghiev – modella)

_____________________________

VALERIO MANNI Official Site

________________

ufficio stampa

VOLUME! Records

L’ALTOPARLANTE – info@laltoparlante.it

PROTOSOUND POLYPROJECT – info@protosound.it

Cercasi DIMISSIONI disperatamente

Credo che ci sia un limite a tutto e che secondo me è stato superato non una, non due, ma mille volte. Se la casa di un arzillo vecchietto viene messa sotto controllo nel merito di un’indagine molto più ampia volta a scoprire le peripezie dei vari Lele Mora (quindi parliamo di vallettopoli) voglio continuare a credere che venga fatto in buona fede. Premesso questo mi sento si escludere una congiura contro questo arzillo vecchietto e di avvalorare la tesi che la giustizia debba essere uguale per tutti. Vale a dire che se ognuno di noi fosse colpevole di un reato e venisse indagato, non si potrebbe rifiutare.
Perchè questo accade nel caso dell’arzillo vecchietto? Perchè in un paese democratico non si può essere sdegnati per il comportamento di un presidente del consiglio lascivo e ricattabile?
Perchè si deve TOLLERARE che intervenga in tutte le televisioni non per fare un contraddittorio ma per imporre il suo pensiero? Perchè non si presenta in tribunale a dichiarare la propria versione dei fatti(sede competente per queste riflessioni)?
Sono stanco di questo siparietto dell’arzillo vecchietto che se la prende con la sinistra, con i comunisti, con gli eversivi, con chi non la pensa come lui! Credo sia il caso che il protagonista di questa storia dai contorni ridicoli si dimetta e che a capo del governo vada qualcuno più coscienzioso!
Qui non si parla affatto di ribaltone, ma una guida della sua stessa fazione politica e che abbia un po’ più di rigore, serietà e DIGNITA’.
Stimo parte della sua carriera, le sue capacità mediatiche e imprenditoriali, ma non posso negare che politicamente non si è rivelato altrettanto abile, anzi, si è limitato a proseguire l’opera che lo riguardava ampliando il suo impero e controllando, di fatto, tutti i media a disposizione. Ha millantato, si è preso gioco di chi soffre, in parole povere si tratta di un Robin Hood al contrario.
La gente è stanca, sia della Destra, sia della Sinistra, sia di tutta quella massa informe che c’è nel mezzo (centro). C’è un gran bisogno di serietà, giudizio per ricominciare a guardare il futuro senza le paure di oggi! Quindi auspico che questo arzillo vecchietto abbia il coraggio di dimettersi e ammettere che il suo ciclo è FINITO e nella maniera più triste.