Ciao Mario

Ieri sera alle 21.00 mentre tutti gli italiani erano nelle loro case, al caldo, seduti sul divano a guardare la TV, il grande Mario Monicelli, 95 anni si lanciava nel vuoto. Dal 5° piano dell’ospedale San Giovanni di Roma, salutava così tutti, fregandosene della stampa, dell’opinione pubblica, a 95 anni con un male incurabile, lui decideva di dire addio alla vita.

Una vita spesa al servizio dell’arte, della comunicazione, del presentare un Paese, una cultura.

Regista di film che hanno portato attori alla ribalta, che hanno acceso le luci sulla bella vita all’Italiana. Gli italiani, goliardici mattatori, diretti da un occhio cinico e irriverente.

Così nel silenzio di un lunedì di fine novembre, il grande Mario, ci saluta, ancora con uno sberleffo, quasi come se se la ridesse del nostro shock. Posso capire il dolore che provava, arrivare a 95 anni, vecchio e stanco, malato e inutile, perchè allora continuare, ha dato tanto a questo paese, ora che anche la vista lo abbandona, si rende conto che la fine è vicina, non vuole morire incapace di muoversi, servito e dipendente da altri, si spengano le luci, tutte, si spengano le ribalte, si spengano i cinema, così multisala, con film senza capacità e bellezza, con i nuovi miti, simili a meteore, lui che di cinema ne capisce, lui che ha sempre raccontato gli italiani, ecco che è ora gli italiani raccontano lui.

Grazie Grande Mario, grazie per il tuo ironico cinismo, grazie per la tua saggia presenza in questo paese, grazie per la tua arte, ora di te resteranno solo i tuoi epici film a raccontarmi chi eri. Ho vissuto nella generazione in cui, il tuo cinema è ancora maestro, grazie, riposa in pace ora, ora che il male è passato, ora che il dolore è finito, regalami l’ultimo ghigno cinico.

Saluto così, con le tue citazioni, per ricordarti e non dimenticarti:

  • Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. (alla consegna del Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991)
  • Non avevo mai girato documentari e in un certo senso non ho girato nemmeno questo. C’erano con me un operatore, un fonico… e il vero autore dei documentari è sempre il montatore: in questo caso Valentina Romano. (citato ne l’Unità, 31 agosto 2008)
  • Senza questi elementi, fame, morte, malattia e miseria noi non potremmo far ridere in Italia. (dall’intervista ad Alberto Pallotta, in Alberto Pallotta, I Soliti Ignoti, Un mondo a parte, 2002)
  • Solo gli stronzi muoiono. (nella trasmissione radio Viva Radio 2 del 4 dicembre 2006)
  • La speranza è una trappola infame inventata dai padroni. (dall’intervista a Raiperunanotte, 25 marzo 2010)
  • Quello che in Italia non c’è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, Rivoluzione che non c’è mai stata in Italia… c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti. (a Raiperunanotte, 25 marzo 2010).

Non mi conosci

 

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Non mi conosci come il profumo del caffè al mattino,
come la carezza di un bambino.

Non mi conosci come le pagine  calde di un libro appena conosciuto,
come il rumore forte di uno starnuto.

Non mi conosci che così, senza parola alcuna,
senza lettere in un diario che leggo solo io.
Come rosa d’inverno sul cristallo
della neve.

Non mi conosci come un maglione caldo sul cuore,
come una calamita che vuol far furore.

Sulle unghie viola di tristezza,
cade un petalo di spensieratezza. 

Non mi conosci come vorrei che tu facessi,
perché vivere col pensiero di essere  una penna senza inchiostro
è come vivere credendo di essere un mostro. 

Non mi conosci come le pagine nere su cui scrivo alla sera,
come le grida dentro che porto non fiera. 

Non mi conosci come la ruga di una nonna,
come l’Amore per questa saggia donna.

Non mi conosci. Senza curiosità o ritegno.
Senza voglia o sostegno.

Non mi conosci come la pennellata di un tuo ritratto,
come la mano dal viso contratto.

Senza rabbia, con innocenza,
come il bastone della mia vecchiaia, con te. No, senza. 

Non mi conosci come le poesie che scrivo,
né un ciliegio, né un ulivo.

Non mi conosci come un cubetto rosso di plastica,
né come una torta al cioccolato, solo questa è fantastica.

Ghiaccio di stelle su pensieri a catinelle,
ove giace una lettera stretta al mio sonno, ove giacciono farfalle.
Diverse dal mondo, che nei nostri sogni non è tondo.

Non mi conosci come l’anello che porto al dito,
colmo di sentimento e intestardito.

Disposto a donare per te il suo mantello,
senza mai lasciarsi andare, non per quello. 

Non mi conosci come arcobaleni in cielo,
poiché la tua parola d’ordine è ‘Celo’.

Non mi conosci come foglie che d’autunno si lasciano andare,
né come il mio silenzio, come il sesso, come il mare. 

Non mi conosci per ferirmi dentro, forse no,
non mi conosci perché vuoi il perdono.

Non mi conosci sorridente,
né vuota, né assente.

Non mi conosci sollevata, felice,
né come lei che scrive, come lei che dice.

Non mi conosci. Punto.
Per l’immagine che dentro di te ho assunto.

Senza pensieri, senza conoscenza.
Ignoranza d’un Amore vissuto allo scuro del cielo devastato.

Non mi conosci come il parto dei miei disegni, 
come le lacrime dei miei ingegni.

Non mi conosci quando rido, quando grido, quando mi confido,
perché non vedo viso tuo sincero, e non vado via, a te mi affido.

Non mi conosci dal cuore strappato,
dal pianto conosciuto di un neonato. 

Non mi conosci dall’Amore sincero che può nascere,
quando credi in qualcosa e la vedi decrescere. 

Come d’incanto, spavalderia si fa avanti,
cresce dentro senza nulla mostrare, solo canti.

Solo canti, ascoltato delle ninfe prodotte dal suono della tua immaginazione,
con me, canti, trasportato da un sentimento che è solo di tua informazione.

Non mi conosci poiché da te il mondo nascosto rimane,
ove le braccia stringono e la via prendi, scappando, afflitto da katane.

Non mi conosci col dentro, col fuori, dal corpo e dal cuore,
non mi conosci e tutto questo muore. 

Sembra distante, da una conoscenza indesiderata,
ai miei occhi, povera piccola, stella innamorata.

Non mi conosci, quando il sole cade dal mondo,
quando guardi il cielo e pensi che la verità sia nel fondo.

Non mi conosci, perché la volontà non c’è,
perché sorrido e piango, senza perché.

Non mi conosci come il suono di un motore,
come uno schiaffo, come il dolore.

Non mi conosci, perché così desideri,
senza sogni, solo pareri. 

Non mi conosci ove tutto finisce,
il tempo termina e ti stordisce.
Ti porta alla mente ciò che hai,
senza renderti conto che ti stupirai. 

L’Amore è grande quanto un granello di sabbia alla mano,
al momento in cui la libertà diviene realtà. Lontano.

Non mi conosci come si potrebbe conoscere un sentimento,
odo solo il tuo soffrire, la tua furia, il tuo lamento.

Non mi conosci.

Ordunque lasciami percorrere la mia via
quando il tramonto si fa romantico e potrò vivere solo di questo.
Lasciami percorrere la mia via
quando la mia mano toccherà il sasso per terra che lancerò lontano.
Lontano.
E lì arriverò. Ove il destino non può condurre i miei passi.
Ove poter combattere le paure insaziabili di una donna. 

Perché una donna si sazia di paure represse,
si distrugge dalle unghie nell’anima,
si lacera dentro perché le piace.
Perché si sente se stessa. 

Non mi conosci.

Ordunque distanziati almeno cinque metri dal mio petto,
allorché io potrò respirare a pieni polmoni. 

Prendimi tra le braccia non appena morirò e sorridimi
affinché prima di abbandonare la vita io possa
felicemente morire, tra le tue braccia,
sul cuore del mio Amore tanto desiderato,
sognato, sperato. 
Affinché io possa giacere tra i tuoi ricordi che
rimarranno saldi per due minuti o poco più.

Affinché possa ridere di me, della
mia determinata illusione
al voler lottare per qualcosa già perso.

Sono qui.

Sono mia.

Sono questo.

Niente di più.

Non mi conosci, non vuoi, non farlo.
Al terminar dei miei battiti donami un bacio
poiché d’una vita vissuta per te
credo di meritarlo.

Ma tutto finirà e
tu.
Tu non mi conosci.

 

Dal blog http://bornasawriter.splinder.com/

LITTLE TAVER: FIATELLA ALL NIGHT

Torna l’inimitabile rocker dissacratore  emiliano, la reincarnazione in terra del Dio del Rock’n’ roll

 

 

“Questo pezzo è dedicato a tutte quelle ragazze che, svegliandosi nel mio letto, vogliono il bacio di prima mattina dimenticandosi che non siamo a Vivere o a Beautiful. Anche a voi il fiato puzza!”

Dopo l’incredibile successo ottenuto con Platinette con la quale aveva reinterpretato “Una fetta di limone” del duo Gaber-Jannacci e di “Il ballo della sfinge”, l’ironica rilettura del famosissimo brano Walk like an Egyptian delle Bangles,  tratte dal suo ultimo album “Almeno l’italiano sallo”. torna l’unico, l’inimitabile rocker emiliano LITTLE TAVER, cresciuto a parmigiano e rock’n’ roll.  Davide Tavernelli da Correggio, un po’ Elvis e un po’ Buscaglione, un po’ Little Tony e un po’ John Belushi, con i suoi Crazy Alligators ha saputo far scatenare tutti i principali locali e i festival italiani unendo alla buona musica il concetto di divertimento.  Lo abbiamo visto recentemente in una lunga intervista a Matrix e poi aprire i concerti del Rocker numero 2 di Correggio, ovvero Luciano Ligabue.

“SULLA SUA STRADA”  Luciano al successo ci è arrivato tardi, aveva già trent’anni e passa, e prima le ha fatte tutte, in quella stramba e orgogliosa provincia ha navigato come un ribaldo uomo di fatica, cantando nelle balere, osservando e studiando i piccoli eroi come il mitico Little Taver, l’idolo locale, rockabilly sfrenato e goliardico, che racconta “Quando Luciano è diventato famoso si è ispirato spesso alle mie esibizioni:nel tour del 2000 aveva una macchina sul palco? Bè,io l’avevo fatto anni prima, salendo sul palco alla festa dell’unità di Correggio con la mia Talbot Solara. Sai cosa non ha ancora fatto? Arrivare sul palco cavalcando trionfalmente una vacca,come ho fatto io;oppure farsi calare da una gru indossando uno scafandro da palombaro. Se un giorno vedrete qualcosa di simile a un suo concerto,saprete da chi ha copiato…”Grandioso,come sanno esserlo solo i protagonisti delle rotte marginali della panciuta mitologia provinciale”. GINO CASTALDO

Uomo dalle mille risorse, in oltre quindici anni di (dis) onorata carriera il nostro mette a ferro e fuoco mezza penisola diventando un vero e proprio mito vivente, soprattutto nella nativa Emilia, dove viene notato ed adottato da un certo LUCIANO LIGABUE che gli cuce addosso il ruolo di KINGO nel suo Film “RADIOFRECCIA” (dove TAVER non fa altro che interpretare SE STESSO) e gli fa presentare i suoi concerti più importanti come quelli storici del “Fuori come va” tour:i due Show a San Siro di Milano, quello all’ Olimpico di Roma e quello del Franchi di Firenze trasformandolo in un vero e proprio personaggio universalmente riconosciuto!!! Non contento di avere letteralmente conquistato l’oceanico popolo del Liga, sua maestà TAVER si concede innumerevoli comparsate televisive, triangolando allegramente tra MTV , TMC2 (Help e Roxy Bar), RAI 2 (Supergiovane), Canale 5 (Link) e, naturalmente, TELEREGGIO dove in compagnia di MARCO LIGABUE conduce la trasmissione-Cult “UNA CAPRA IN AFFITTO”. Ha inoltre presentato 3 grossi eventi per il portale ROSSO ALICE come il concerto del Liga di Bologna del 2002, il FLIPPAUT di Bologna nel 2004 e lo storico concerto del Liga al Campovolo di Reggio Emilia.  Nei primi anni 90 fonda LITTLE TAVER & HIS CRAZY ALLIGATORS, inverosimile accolita di folli patentati (tra cui lo stesso MARCO LIGABUE) che accompagneranno il sommo in lungo ed in largo per lo stivale, calcando i palchi dei principali locali e festival con il proprio esilarante ed irresistibile Live Show dove tonnellate di (auto) IRONIA e quintali di travolgente 50s ROCK’N’ROLL vengono sapientemente dosati al fine di ottenere una ricetta a dir poco esplosiva, in grado di accontentare ogni palato, in un tripudio di gag, travestimenti, scenette, personaggi, situazioni comiche e ottima musica. Imperdibili anche i cortometraggi realizzati dallo stesso TAVER per una serie di parodie di pubblicità e film, proiettate durante il concerto e dall’effetto devastante. Tra le partecipazioni celebri di LITTLE TAVER & HIS CRAZY ALLIGATORS non si possono non ricordare almeno il Capodanno 1996 in Piazza Grande a Modena con PAOLO ROSSI e ALDO, GIOVANNI E GIACOMO, il Capodanno 1997 con LIGABUE a Modena e quello del 1999 con LIGABUE e BRITTI a Roma. Il fascino del “Vero Rocker” non tradisce e nella primavera 2006 LITTLE TAVER seduce e conquista la prorompente PLATINETTE, con la quale incide una memorabile versione di “Una Fetta di Limone” disintegrando letteralmente quella precedentemente incisa dalla coppia JANNACCI-GABER che i due giganti del Rock schiacciano con la propria pesante”personalità”, sfornando una delle HIT più gettonate e richieste dalle principali Radio diventando un piccolo grande tormentone della stagione. Quindi nuovo Album “Almeno l’Italiano sallo” vhe segue il precedente best seller “Vengo io?” e nuovo singolo cover delle Bangles. Anche qui spadroneggia mento dell’etere!

 

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Infibulazione, che scempio

Infibulazione, che scempio

Lunedì sera alla trasmissione “vieni via con me” è stato toccato quest’argomento, duro che lascia senza parole, che non lo si può escludere.

Di questo dramma, sono responsabili culture arretrate e violente, dove la donna è un oggetto, una cosa, da usare, violare e violentare.

Al di la di quello che è uno scempio, compiuto nel nome della religione e della cultura, viene da chiedersi come è possibile, che nel terzo millennio si applichino ancora queste torture.

Purtroppo accadono.

Ci sono paesi in cui le donne non hanno diritto a scegliersi la vita, ma gli viene imposta.

Ci sono paesi in cui, nascere femmina è un dramma, è una nascita inutile, infatti molte donne quando scoprono di aspettare una bambina abortiscono o addirittura la uccidono alla nascita, a volte nei modi più atroci. 1.300.000 un milione trecento mila, sono le neonate morte, le ragazze mancate, le adolescenti che non si prenderanno mai una cotta, che non andranno all’università, che non vivranno, sono morte, forse una parte razionale direbbe meglio morte che vivere in quell’incubo.

Nella storia occidentale, fino al 1940, alcune donne venivano private di una parte del loro organo genitale, perché ritenuto causa di pazzia, di crisi, di male oscuro e pesantemente condannato dalla civiltà.

In Italia, nel 1981 viene abolito il delitto d’onore, considerato oggi un reato, ma questo non ferma la violenza sulle donne.

Noi donne cominciamo, ad essere libere, a scegliere come vestirci, con chi uscire con chi costruire una vita, ma questo nel nostro paese avviene da un po’, in altri paesi invece, la donna non ha diritti, deve camminare nascosta in un burqua, due passi indietro rispetto all’uomo, non ha diritto di sedersi sui mezzi pubblici, nemmeno se in gravidanza, non ha diritto di dire al suo uomo no, il no non è una risposta contemplata.

Le donne occidentali a volte si ritengono schiave, ma non sanno cosa sia la schiavitù.

Nella cultura occidentale, trattare così una donna sarebbe reato, invece in quei paesi è legale, disperatamente legale, troppo legale, da far inorridire, da far paura.

Con l’arrivo degli extracomunitari, prevalentemente africani e medio-orientali, questa cultura sta nuovamente entrando nelle nostre case, fa male, pensare che una donna debba subire queste mutilazioni, queste violenze.

Ed ecco nello specifico di cosa parliamo:

“L’infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

Ha nascita esclusivamente culturale, ma oggi è adottata e praticata soprattutto in molte società in Africa, nella penisola araba e nel sud-est asiatico.”

Ed ecco invece i danni che arreca tale pratica:

“I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. La pratica dell’infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.

Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde completamente la possibilità di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico reso tale dalle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei paesi in cui è praticata l’infibulazione inoltre, è frequente la rottura dell’utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino[10].

Non voglio questi animali che fanno del male alle loro donne nel mio paese, non ritengo abbiano il diritto di vivere in un paese civile come il nostro.

“Marianne” è l’EP dei MARTINICCA BOISON

Sempre prodotto dall’ottimo Erriquez Greppi della Bandabardò e  sempre per la paziente Materiali Sonori.

Che cos’è Marianne? Un cd, una canzone?

 

Qui di seguito ecco che i Martinicca tenteranno di soddisfare questa vostra legittima curiosità:
Dovete sapere che Marianne:
- è un piccolo cd, un omaggio che i Boison della Martinicca intendono fare ai loro ascoltatori in attesa del nuovo album che uscirà nel 2011.
- rappresenta per questa banda di folk elegante e di belle canzoni un EP di passaggio tra il passato, il presente e il futuro, contenendo quattro brani multicolore:

1.Marianne che aprirà con le sue atmosfere acquatiche, romantiche e visionarie il piccolo cd omonimo, introducendo così alcune delle sensazioni musicali che potrete ascoltare nell’album futuro…

2.Dumpalumpa che rappresenta, con il suo patchwork di citazioni in bilico tra il “Dadaumpa” delle Sorelle Kassler e gli OOMPA LOOMPA de “La Fabbrica di Cioccolato”, un’anticipazione delle nuove canzoni

3.L’invitato non è felice registrata dal vivo durante lo spettacolo “Borisvian > La vita è come un Dente” che vedrà i Nostri impegnati (con il giovane attore Pier Francesco Bigazzi) nei teatri di tutta Italia nella stagione 2010/2011.

4.Pensieri di un Pattinatore Notturno risuonata in una veste più acustica e ballabile allo stesso tempo.

 

A rendere questo prezioso progetto discografico più interessante: la produzione artistica di Erriquez, la collaborazione con L’Accademia italiana di Arte e Design per la grafica e con il Laboratorio Probabile Bellamy per i videoclip!

I Martinicca Boison non sono altro che l’unione di due giovani gruppi fiorentini dai nomi improbabili: i Fenila Lanila, suonatori di musica etnica-popolare e i Bravo Fagiolo, amanti del rock-progressive degli anni Settanta. Da questa combustione di generi musicali fondano il folk elegante e iniziano a suonare partecipando e vincendo numerosi concorsi nazionali (finalisti Arezzo Wave e Pistoia Blues 2003, vincitori Pelago on the Road Festival 2004, finalisti Rockcontest 2004). Nel 2005 inizia la collaborazione con la Materiali Sonori, etichetta con la quale esce il loro primo cd “Per non parlare della Strega” che si avvale della presenza di Erriquez Greppi della Bandabardò. Da quell’ anno i Martinicca iniziano a farsi conoscere in tutto lo stivale con numerosi concerti e parallelamente, nel fumo della loro sala prove, a preparare il loro secondo lavoro discografico, “Sovrapensieri” (2009). Nel corso del 2009 i Martinicca, oltre ad intraprendere una fruttosa tournée nazionale, vincono il premio ‘Solid Sound’ nell’ambito del 16mm Film Festival per il videoclip del brano “Malgrè Tout…Je Chante” (con Carlo Monni), diretto da Graziano Staino. Nell’estate dello stesso anno finiscono di lavorare alla loro prima colonna sonora per il film “Piove sul bagnato”, di Andrea Muzzi e Andrea Bruno Savelli, in uscita nelle sale cinematografiche da agosto 2009. Il 2010 vede i Martinicca impegnati sul fronte teatrale. In gennaio Lorenzo e Frank con il loro fonico polistrumentista Tromba (Daniele Bao) scrivono a sei mani ed eseguono interamente la colonna sonora dello spettacolo “Odissea Sempre” di Angelo Savelli, mentre dalla primavera tutto il gruppo si cimenta dal vivo con un omaggio alla figura poliedrica di Boris Vian, con lo spettacolo “Borisvian > La vita è come un dente” scritto e diretto da Giampiero Bigazzi, rielaborando e riarrangiando alla loro maniera i classici del poeta e chansonnier francese, con il giovane attore Pier Francesco Bigazzi a cui sono affidate le parti recitate. Non contenti in pieno 2010, annunciano l’uscita di un promettente EP denominato Marianne!

 

LORENZO UGOLINI (voce e pianola)

FRANK RANDELLO (chitarre)

ANDREA ENDLESS (violino)

DANIELE BAO i’TROMBA (suoni)

GABBRIELLO BARATTO (clarinetto, cornamusa, flauti)

PAOLINO PAMPALONI (basso)

PABLO i’GANBA (percussioni)

ZAZA’ ZAGLI (batteria)

 

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Check your head



Il corpo umano possiede numerosi impulsi primordiali. Succede spesso e può succedere, che so, che un uomo fa del male ad una donna per sentirsi grande con la sua supremazia con o senza l’abuso di alcol, stupefacenti o psicofarmaci. Non esistono giustificazioni, la violenza fisica quanto quella psicologica nei confronti di una donna è reato e come tale va punito chi lo commette.
Oggi, 25 Novembre, è la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. Mi auguro che fidanzati, compagni, conviventi, mariti o semplici amici regalino loro un fiore come segno di grande rispetto, amicizia, stima, amore e ammirazione nei confronti della donna che frequentano o che hanno al proprio fianco.
Se mancano queste cose andassero a farsi controllare la testa da qualcuno..

Radici di vita

http://isegnidellanima.splinder.com/archive/2006-10

 

Affondo le radici

e assorbo potenza.

Curo questo Amore,

con la delicatezza

che semplicemente vuole

e che difficilmente

si intende.


Polpastrelli

inumiditi

dal tocco fragile

di una madre assente,

ma potente

nelle ossa di una figlia.


Affondo le radici

e assorbo potenza.

Curo questa vita

con l’incapacità

che ogni essere umano

può avere.


Conduco sentieri

di ripide salite.


Rimango bloccata.

A guardare l’infinito.


Per sempre.

ROCK! mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi

ROCK!
mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi

dal 18 dicembre 2010 al 31 gennaio 2011
al PAN – Palazzo delle Arti di Napoli

INGRESSO GRATUITO
Cinque sezioni tematiche per raccontare oltre 50 anni di…rock!

Cinque sezioni tematiche per raccontare oltre 50 anni di…rock!: “Rock Legends”, “American Dreams: il rock ‘a stelle e strisce’”, “The sound of music: storia ed evoluzione delle ‘macchine parlanti’”, “Napoli strizza l’occhio al rock” e “NapoLiverpool: la leggenda dei Beatles e la musica dei Fab Four”.

E’ così che si presenta “ROCK!” la mostra in programma al Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, in Via dei Mille – dal 18 dicembre 2010 al 31 gennaio 2011 (ingresso gratuito).

 

Una grande mostra/evento, promossa dal Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura, col Patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America – Napoli e del Consolato Britannico – Napoli per raccontare linguaggi, miti e tecnologie e celebrare oltre cinque decenni di canzoni entrate nell’immaginario collettivo, di musicisti leggendari, di grandi concerti e molto altro.

 

Direttori culturali della mostra sono Michelangelo Iossa (che ricopre anche il ruolo di coordinatore generale dell’intero progetto per l’Associazione Culturale “MFL comunicazione”) e Carmine Aymone, critici musicali e docenti di storia del rock, tra i massimi esperti italiani di storia dei linguaggi della musica popolare contemporanea.

 

L’esposizione include oltre 500 oggetti tra fotografie, memorabilia-rock, gadget, merchandising, vinili, audiovisivi, manifesti d’epoca, strumenti musicali (e molto altro) provenienti da alcune tra le più importanti collezioni private italiane.

 

Nel mese di gennaio 2011, inoltre, “ROCK!” ospiterà una serie di workshop, presentazioni di libri, di cd, incontri e appuntamenti tematici sulla storia e sull’evoluzione del rock, con musicisti e addetti ai lavori.

 

 

ROCK!

mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi

Dal 18 dicembre 2010 al 31 gennaio 2011

PAN | Palazzo delle Arti di Napoli

Via dei Mille, 60 | Napoli

www.palazzoartinapoli.net

INGRESSO GRATUITO

A cura dell’associazione culturale “MFL comunicazione” | Napoli

Coordinamento generale _ Michelangelo Iossa

Direzione culturale _ Carmine Aymone | Michelangelo Iossa

 

 

Ufficio Stampa Web:

 

NewMedia Press
newmediaufficiostampa@gmail.com

http://newmediapress.it

 

FAB FOUR & LENNON MUSIC CONTEST

Ancora una settimana per partecipare al

FAB FOUR & LENNON MUSIC CONTEST

il concorso ideato da BeatlesNews.it

 

C’è tempo fino al 30 novembre 2010 per partecipare al FAB FOUR & LENNON MUSIC CONTEST, un concorso di cover di brani beatlesiani e lennoniani, ideato dalla redazione di Beatlesnews.it.
Un’altra settimana a disposizione, quindi, per i partecipanti, i quali dovranno caricare il proprio brano (registrato in studio – non saranno accettate registrazioni “live”) sulla piattaforma YouTube, e inviare il link all’indirizzo mail newmediaufficiostampa@gmail.com entro il 30 novembre 2010
Due gli step per determinare i vincitori: le preferenze saranno inizialmente espresse dalla giuria popolare, che avrà l’occasione di votare sulla pagina www.beatlesnews.it/contest . Successivamente le esecuzioni delle tre band (o solisti) più votate passeranno al vaglio di una giuria tecnica e saranno trasmesse nel corso della JOHN LENNON RADIO MARATHON su RCB – Radio Città Benevento [8 / 9 dicembre 2010] in diretta insieme ad un’intervista telefonica agli artisti.

 

La giuria tecnica sarà costituita da _ Mario La Monaca [RCB], Donato Zoppo [RCB | MovimentiProg], Michelangelo Iossa [BeatlesNews.it | Jam], Fabrizio Fedele [musicista e compositore | chitarrista degli Osanna], Rosario Scavetta [New Media Press], Roberto Basile e Alfredo Capuano [Musicopolis].

 

A ciascuno dei tre vincitori, inoltre, sarà dedicata una news con una scheda di presentazione sul portale BeatlesNews.it, attraverso la quale sarà possibile scaricare il brano.

A tal fine è necessario che ciascuno dei partecipanti al FAB FOUR & LENNON MUSIC CONTEST alleghi al proprio lavoro una dichiarazione nella quale si autorizza la redazione di BeatlesNews.it a rendere il brano disponibile per il download digitale.

 

 

uficio stampa:

 

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